
E’ una domanda che ci sentiamo fare spessissimo… ed ogni volta ci dobbiamo scontrare con mille leggende metropolitane.
Partiamo da un punto fermo. Ogni volta che si mette a disposizione qualcosa da bere o da mangiare ad altri, si fa “somministrazione di alimenti e bevande” (un caso particolarissimo, a parte, è quello dei distributori automatici che vedremo a parte in un altro post).
Non importa che lo facciate tutte le sere o una volta ogni tanto, che lo facciate a soci o a non soci, che li facciate sedere oppure debbano consumare fuori dalla vostra sede, che paghino o che sia tutto gratuito.
COSA SERVE PER POTERLO FARE:
1. Serve un “titolo autorizzativo”. Esatto, non basta averlo deciso in Consiglio Direttivo, oppure averlo scritto a Statuto. Serve l’equivalente di una “licenza”. La prima cosa da decidere se volete poterlo fare ai soli soci o anche ai non soci.
2. Serve che i locali, le vostre attrezzature, la vostra gestione operativa (stoccaggio, movimentazione, preparazione etc etc), le persone preposte rispettino le norme igienico sanitarie in vigore. Non si scherza in questo settore… non vorrete mica avvelenare qualcuno, vero?
IL TITOLO AUTORIZZATIVO
*Per somministrare ai soli soci: serve che la vostra Associazione sia affiliata ad una APS Nazionale (ricordiamo alle ASD che quasi tutti gli EPS lo sono) attraverso la quale potrete fare, al Comune dove avete la vostra sede in cui volete fare somministrazione, una Segnalazione Certificata di inizio attività (S.C.I.A.). Si tratta generalmente di attività ISTITUZIONALE totalmente esentasse.
NB1: le norme prevedono che se somministrate alimenti e bevande chi non è SOCIO non debba poter vedere che fate questa attività. Ciò significa che se avete delle vetrine dovrete coprirle e se avete un’area esterna va recintata impedendone la vista all’interno.
NB2: attenzione a non fare il giochetto di aprire un locale notturno sotto forma di finta Associazione, iscrivendo tutti la sera stessa in cui si presentano. Oltre a fare concorrenza sleale agli altri locali e ad evadere le tasse, rischiate questo.
*Per somministrare ai non soci: serve avere una vera e propria licenza da parte del Comune (che varia a seconda che sia stabile all’interno di una struttura o temporanea su area pubblica). Dovrete quindi chiedere all’Ufficio Commercio del vostro Comune e capire insieme a loro se è possibile avviare tale attività. Si tratta generalmente di attività COMMERCIALE che deve essere tassata (salvo che sia una somministrazione temporanea all’interno dei 2 eventi annuali di raccolta fondi) ma che può rientrare anche nel regime della 398/1991.
IL RISPETTO DELLE NORME IGIENICO SANITARIE
*Variano da Regione a Regione, da Comune a Comune (i Regolamenti di Igiene possono essere diversi da ASL a ASL…). Non solo, spesso lo stesso ispettore sanitario della stessa ASL ha una diversa interpretazione rispetto agli altri suoi colleghi. QUINDI: armatevi di Santa Pazienza e cercate un professionista locale che abbia già esperienza in questo settore.
I locali: devono essere a norma igienico sanitaria. Quindi, ad esempio, devono come minimo avere due bagni separati (uno per gli avventori ed uno per il personale che maneggia alimenti e bevande) ed un locale spogliatoio per il personale. Ma non potreste credere a quanti DETTAGLI bisogna tenere sotto controllo: dai pedali per avviare scarichi e rubinetti, alle scossaline a pavimento per evitare che lo sporco rimanga nello spigolo tra parete e pavimento, al soffiatore per asciugare le mani, al campanello di allarme, al bagno per i diversamente abili… insomma un mare di cosa che non potete sapere da soli (e che, appunto, variano da comune a comune).
Le attrezzature: frigo con termometri per il controllo e la registrazione periodica delle temperature, banconi in acciaio inox con bordi saldati e non accostati, piastrellature, cappe aspiranti, ripiani a più di 50cm di altezza dal pavimento… anche qui non si finisce mai di impararne di nuove. Ad esempio: lo sapevate che i taglieri devono essere diversi a seconda degli alimenti? Frutta, Verdura, Carne, Pesce e pane hanno bisogno di un tagliere ad hoc…
Il personale: a seconda delle lavorazioni possono servire buste per i capelli, soprascarpe, mascherine… o solo le mani e le unghie pulite. Una volta era obbligatorio l’attestato HACCP oggi non più ma sarebbe utile farlo fare lo stesso un corso ad hoc… le cose da fare sono tante e di sicuro male non fa!
I prodotti alimentari posti in vendita o somministrati: dovranno essere muniti di apposito cartellino degli ingredienti con evidenziati gli eventuali allergeni utilizzati, dovranno essere tenuti a non meno di 50cm da terra, conservati al pulito e nel rispetto del ciclo del freddo se richiesto… anche qui c’è una babele di norme da conoscere.
COSA SUCCEDE SE NON SI FANNO LE COSE NEL MODO GIUSTO?
Dipende da cosa succede. Come minimo 8000 euro di multa se vi scoprono… leggete questo nostro post.
Salve. Sono presidente di una ApS. Ho 3 domande. La prima: è possibile in occasione di un evento aperto al pubblico nella propria sede offrire del cibo/bevanda gratuitamente (ovviamente rigorosamente comprato ed etichettato)? La seconda: è possibile fare un evento aperto a terzi e chiedere un contributo consigliato (ad esempio di 5€) a sostegno delle attività? La terza: per una sede che può ospitare al massimo 25 persone, per presentazioni di libri/ piccoli concerti di classica aperti a soci e terzi è necessario richiedere una licenza di pubblico spettacolo o una Scia per ogni evento? Grazie in anticipo.
Ciao Ilaria,
Ci sono una serie di fattori da considerare. Possiamo fissare un appuntamento per rispondere alle tue domande
Saluti
Il bar king una APS per i soli soci ai fini contabili è attività di interesse generale o attività diversa
Buonasera Giuliana,
bisognerebbe vedere cosa è riportato sullo Statuto.
la mia associazione è una associazione affiliata ad un EPS ma posso aprire la buvette con soli 30 soci o ci vogliono 100 soci come alcuni dicono , premetto che 3 anni fa un mio amico al suo centro cinofilo ha aperto una buvette con soli 20 soci .
grazie
Alf
Buongiorno Alfonso,
Per aprire una "buvette" interna serve un “titolo autorizzativo”. Ciò significa che non basta averlo deciso in Consiglio Direttivo, oppure averlo scritto a Statuto. Serve l’equivalente di una “licenza”. La prima cosa da decidere è se volete erogarlo ai soli soci o meno.
Inoltre, serve che i locali, le vostre attrezzature, la vostra gestione operativa (stoccaggio, movimentazione, preparazione etc etc), le persone preposte rispettino le norme igienico sanitarie in vigore.
Buongiorno sono presidente di un'associazione ricreativa culturale e di promozione del territorio. Una nostra associata è titolare di licenza di somministrazione alimenti e bevande. Sarebbe possibile aprire/rilevare un bar a nome dell'associazione aperto al pubblico rispettando chiaramente tutte le norme vincoli leggi ad esso legate. Grazie.
Buongiorno Alfredo,
è possibile per un'associazione aprire un bar, seguendo le indicazioni previste e che nell'articolo sono descritte.
Buongiorno. Sono il Direttore di una A.S.D. iscritta F.I.G.C. CONI e
in regime di 389. All'interno della nostra struttura abbiamo bar e ristorante e siamo in possesso di una vecchissima licenza ex TAB. C.commerciale rilasciata dal comune. Bar e ristorante sono gestiti dai soli soci.Ora ci hanno detto che con la nostra licenza commerciale possiamo svolgere attività Bar e Ristorante soltanto nelle ore in cui si svolgono attività sportive.Per finanziarci in in alcune occasioni apriamo Bar Ristorante anche in orari serali.Per essere in regola cosa dobbiamo fare? Aumentano le spese? Spero di essere stato chiaro. Vi ringrazio se riuscite a darci un aiuto.
Ciao Fabrizio dal modo in cui hai esposto la situazione sorgono molti interrogativi... il modo più adatto per affrontarli sarebbe quello di fissare una consulenza con noi: http://www.teamartist.com/consulenza/