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22 Novembre 2021

Un appello alle Asd e gli Ets in tempi di Coronavirus: “riportate i bambini allo sport e alle attività socio educative”

Un appello rivolto ai presidenti e ai dirigenti delle ASD e ETS italiane, perchè sostengano i ragazzi che frequentano le attività dell’associazione, facendoli sentire importanti e mettendo a loro disposizione proposte aggregative e sportive caratterizzate dalla gioia e dalla voglia di riprendere a vivere dopo un periodo difficile come la pandemia.

Scrivo per lanciare un appello a nome di centinaia di migliaia di bambini e di ragazzi italiani. È importante.
Negli ultimi 10 giorni, complice anche qualche giorno di sole (finalmente), ho fatto qualche giretto a piedi sfruttando i giorni gialli. Mi sono mosso nel mio comune e in quello dei parenti che ho visitato. Mi sono anche concesso una piccola gita nel rispetto delle varie regole e con la massima attenzione.

Durante queste passeggiate ho assistito a diversi allenamenti sportivi all’aperto e attività musicali. Gli allievi erano tutti bambini/e e ragazzi/e. L’obiettivo non è assolutamente sindacare sul fatto che queste attività fossero o non fossero lecite. Volutamente non ho indagato. 

Quello che ho notato, invece, è che una schiera di istruttori/allenatori/maestri ha tartassato decine e decine di ragazzi e bambini per ore. E non si è trattato di un caso isolato, ho visto questa cosa ripetersi svariate volte in posti e in ambiti completamente diversi tra loro.
Parlo per esperienza. Già in condizioni di normalità allenatori, istruttori e maestri tendono a esagerare il livello della competizione o a mettere eccessiva pressione sugli allievi. In questo momento mi sembra proprio che non solo  stiano esagerando, ma che il loro atteggiamento sia totalmente fuori luogo.

Mi domando come si possa mettere un tale livello di pressione (eufemismo) a un bambino/ragazzo che non va a scuola da 2 mesi, che vive una pandemia da vittima sacrificale, che ha degli immensi problemi di relazione e che probabilmente non si allena da quasi tre mesi. 

Immaginiamo questo bambino/ragazzo che dopo 3 mesi va al campo, arriva e per due ore si sente urlare dietro per cose che, in questo momento, sono totalmente insignificanti. Che si trova a fare esercizi noiosi che, in questo momento, non servono a niente. Non ci sono saggi, competizioni, partite. Niente.

E’ proprio necessario avvilire i nostri ragazzi ancora di più?
E’ proprio necessario mandarli a casa più frustrati di quando sono arrivati? 
E’ proprio necessario farli sentire delle nullità più di quanto si sentano già in questo momento?

Chiedo ai presidenti e ai dirigenti della associazioni di verificare lo stato di stabilità psicologica dei loro istruttori, maestri, allenatori, educatori. Molti sono estremamente provati. Chiedo altresì di far giocare questi bambini/ragazzi senza pressioni. 
Riportateli allo sport e alle attività sociali senza pressione.
 

Fateli divertire. 
Fateli distrarre e regalate loro 2 ore di gioia. 

Lo stesso vale per la musica, per il teatro, i corsi, le attività culturali. Abbassate il livello di tensione e permettete che i nostri ragazzi possano accedere ad ambienti distesi, che permettano loro di ritrovare un po’ di equilibrio, fiducia in sé stessi e gioia di vivere.

Questa richiesta è valida da adesso fino a che non si sarà ripresa con continuità l’attività delle associazioni. 

In questo momento storico il primo compito di un’associazione NON è di vincere le partite o di forgiare il nuovo Jimi Hendrix o di mettere forte pressione per qualsivoglia motivo ai ragazzi.

Il primo compito di un’associazione, oggi, è quello di sostenere i ragazzi, farli sentire importanti e fare in modo che ritrovino al più presto la voglia di vivere una vita che la pandemia e alcune scelte scellerate gli hanno rubato.

Ti ringrazio in anticipo a nome di tutti i ragazzi italiani e spero che tu voglia mettere in pratica quello che ho appeno scritto sopra.

A presto

Stefano

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