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24 Novembre 2015

Beni a chi fa bene: la cultura alle Associazioni

Giovanni Damiano Dalerba Scritto da Giovanni Damiano Dalerba
Categoria dell'articolo: Gestione dell'associazione
Beni a chi fa bene: la cultura alle Associazioni

Il Ministero per i beni e le attività culturali e il turismo sta affidando ad associazioni e fondazioni non profit la gestione dei beni demaniali culturali. È di ottobre la firma del relativo decreto da parte di Dario Franceschini per la concessione in uso a privati di beni immobili dello Stato. Quelli non aperti alla fruizione pubblica o non adeguatamente valorizzati.

IL DECRETO

Un recente decreto stabilisce che i monumenti statali per il cui utilizzo non è previsto al momento alcun canone e che risultano poco valorizzati, chiusi o da restaurare, potranno essere affidati alla gestione di privati non profit (associazioni o fondazioni dotate di personalità giuridica).
L’affidamento in concessione è riservato ad associazioni e fondazioni senza scopo di lucro che abbiano finalità statutarie di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e che abbiano una significativa esperienza nel settore, ossia la gestione nell’ultimo quinquennio di almeno un immobile culturale pubblico o privato con attestazione della soprintendenza competente di adeguata manutenzione e apertura al pubblico.
Il provvedimento prevede una concessione d’uso, non rinnovabile automaticamente, con durata dai 6 ai 10 anni, che in casi particolari (interventi di restauro particolarmente complessi e onerosi) può arrivare a 19 anni. Insieme alla concessione è prevista la stipula con l’aggiudicatario di un contratto di servizio che disciplina lo svolgimento dell’attività di gestione del bene da parte del concessionario. In cambio lo Stato incasserà la concessione – depurata di eventuali spese di restauro sostenute dal concessionario – e, soprattutto, potrà aprire al pubblico monumenti ora sono chiusi o dimenticati.

COME FARE PER PARTECIPARE

I primi dieci beni verranno affidati tramite una procedura di selezione con il coinvolgimento degli uffici periferici territorialmente competenti. Entro due mesi dall’emanazione del decreto ministeriale, infatti, i segretari regionali dei Beni culturali stileranno liste fino a dieci monumenti da “offrire” ai privati. A  quel punto, il Ministero indirà un avviso pubblico e un’apposita commissione aggiudicherà il bene all’associazione o fondazione che presenterà il piano economicamente più vantaggioso.
Tra i principali requisiti per ottenere l’affidamento verranno valutati: il progetto di restauro (a carico del concessionario) e conservazione programmata; il piano di valorizzazione del bene concesso in uso; il programma di apertura alla pubblica fruizione; l’ammontare del canone proposto.
Il concessionario potrà – entro i limiti fissati dalla normativa in materia – stabilire il prezzo del biglietto e avrà la possibilità di attivare una serie di servizi aggiuntivi.

Con questo atto le associazioni non profit attive nei territori potranno partecipare con una procedura chiara e trasparente alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale, uno strumento che consentirà di partire dal basso nell’adempimento dell’articolo 9 della Costituzione: la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica, tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione

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