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01 dicembre 2017

Come fondare un’Associazione partendo con il piede giusto

Come fondare un’Associazione partendo con il piede giusto

“Ma cosa vuoi che sia aprire un’associazione?! Scarico uno statuto da internet e faccio e il coso lì..come si chiama..l’atto costitutivo, poi vado a registrarlo e sono a posto! Faccio tutto da me e mi apro l’associazione”

Tutte le volte che un futuro “dirigente” di associazione dice o pensa una cosa del genere c’è un controllore dell’Agenzia delle Entrate che stappa una bottiglia di Champagne, e noi di TeamArtist che ci mettiamo le mani tra i capelli.

Scherzi a parte, entrando in relazione con centinaia di persone ogni mese sento molto spesso frasi di questo tipo che denotano una sottovalutazione impressionante di che cosa significhi fondare un’associazione.

Certo,  aprire un’Associazione può essere meno impegnativo che fondare una società. Ma non così tanto meno.

Allora mi chiedo: ma perché per aprire la p.iva si va dal commercialista, e per fondare un’Associazione si ha la presunzione di poter fare tutto da sé?

É il classico problema del no profit: tutti pensano che sia un settore “meno serio”, “meno controllato”, un mondo insomma dove si può fare un po’ tutto alla carlona.

Se forse poteva essere così 30 anni fa, oggi purtroppo la situazione è molto diversa.

Fondare un’associazione no profit è un’operazione molto seria, quindi va affrontata con la dovuta attenzione.

Come fare?

Prima di tutto è necessario affrontare alcune questioni, ancor prima di preoccuparsi del fac simile dello statuto da usare.

Ci sono infatti diverse tipologie di associazione fra cui si può scegliere, e la scelta di un modello piuttosto che di un altro dipende dallo scopo sociale, dalle attività che si vorranno organizzare, da come pensate di strutturare l’associazione nel breve, nel medio e nel lungo periodo.

Insomma non è che una vale l’altra. Non funziona così, anche perché ad ogni tipologia differente di associazione corrisponde molto spesso un diverso trattamento fiscale e diverse opportunità di ricevere delle agevolazioni.

Sbagliare tipologia, o scegliere quella meno conveniente per le proprie specificità, potrebbe farvi buttare in tasse molti più soldi di quelli che si potrebbero investire per farvi seguire da qualcuno in questa fase di analisi preliminare.

E poi, c’è da valutare la possibile iscrizione ai registri, la possibile affiliazione a uno o più federazioni… cose di cui magari all’inizio non si ci preoccupa molto, ma che se vengono affrontate in un secondo momento comportano molto spesso la necessità di modifica di uno statuto, magari registrato solo da pochi mesi (e ogni volta che si modifica lo statuto bisogna registrarlo nuovamente, quindi sono almeno altri 300 euro a cui dovrete dire addio)

Per esempio, fai sport ma sei registrato come una associazione generica? Bene, hai appena scelto di bruciare un sacco di euro in tasse che potresti non pagare aderendo al regime agevolato corretto.

O magari hai scritto nello Statuto che sei una ONLUS, ma non hai mai registrato l’associazione come tale al registro? “Ah ma c’è un registro?”. Si, e senza farne parte non sei davvero una ONLUS, quindi non hai diritto alle agevolazioni che magari stai usando impropriamente, cioè tasse non pagate che qualcuno un domani potrebbe contestarti e chiederti di pagare con tutti gli interessi e le multe del caso.

Quindi, prima di tutto, quando si vuole aprire una associazione è importante analizzare obiettivi, finalità, attività e capire a quale modello fare riferimento.

Ma questo è solo il primo di una serie di possibili errori.

Ormai riconosco subito uno statuto Fai-da-te. Alla fine si ricade sempre in una di queste situazione:

  • Lo statuto “copia- incolla”: É il più comune: si scaricano n modelli diversi, si copiano e incollano pezzi di uno e dell’altro, e alla fine il risultato è uno statuto disomogeneo, non coerente con la normativa, con delle regole prive di logica o peggio delle regole contrarie alle Legge o in contraddizione fra loro.
  • Lo statuto “barocco”: Uno statuto pieno di regole assurde e non obbligatorie per Legge inserite perché “le avevo trovate sul fac simile che ho scaricato da internet” , che ti complicano la vita inutilmente. Presentazione di bilanci di previsione, collegi dei garanti, comunicazioni ai soci tramite raccomandata, tutti adempimenti non obbligatori ma che poi, una volta scritti a statuto, sei obbligato a rispettare.
  • Lo statuto “fuorilegge”: uno statuto talmente fatto a caso che alla fine non ha neanche i requisiti minimi previsti dalla normativa, che mette la tua associazione a rischio al primo possibile controllo.

Alla fine, uno statuto fai-da- te non è mai una buona idea. Ti espone inutilmente a dei rischi, ti comporta comunque una spesa (almeno i 300 euro necessari per la registrazione e le marche da bollo)  che nella stragrande maggioranza dei casi ti trovi a dover ripagare quando capisci che devi rifarlo.

Se nel frattempo ti arriva anche un accertamento, lo ripaghi con gli interessi!

Motivo in più per assicurarsi che sia corretto fin dall’inizio.

L’unico modo per assicurarsi che il tuo Statuto sia scritto in maniera conforme alla normativa vigente e che sia tarato esattamente sulla tipologia di associazione che fa al caso tuo è solo uno: non devi scriverlo tu, andando su Google e cercando uno statuto a caso tra migliaia di opzioni differenti tra loro che trovi su internet.

Devi farti seguire da qualcuno che ne capisce di associazioni, che sa di cosa parla e sa come consigliarti.

Non sto neanche a spiegarti quanto possa essere una pessima idea andare dal tuo amico/cuggino che ha già un’associazione per farti spiegare cosa devi fare: il fatto che sia tuo amico/parente/persona fidata non esclude che ti dia (in buona fede, per carità!) una marea di indicazioni sbagliate.

Magari la sua associazione è diversa dalla tua, magari ha fatto in buona fede degli errori anche lui, magari il suo statuto risale a 10 anni fa e nel frattempo è cambiata la normativa. Insomma, evita il cuggino sempre e comunque.

Ci sono diversi Professionisti del settore a cui puoi appoggiarti:

Ad esempio i CSV (Centri Servizi per il Volontariato) possono offrirti un valido supporto, ma solo nel caso in cui tu voglia aprire una OdV (Organizzazione di Volontariato) in cui sono specializzati.

Se invece non pensavi a un’OdV, magari sai già che vorrai affiliarti  a una federazione o a una Associazione Nazionale. In questo caso puoi usare come traccia un loro prototipo.

Attenzione però a due elementi. Primo: le federazioni spesso spingono perché tu adotti il loro modello associativo, anche se magari non è quello più adatto a te… In secondo luogo, spesso inseriscono della clausole a statuto che ti vincolano a rimanere per sempre affiliato a quella organizzazione, per cui se un domani volessi cambiare sarai costretto a modificare lo statuto.

Alla fine ci sta: magari ti seguono gratis o a poco in fase di costituzione, ma poi ti vincolano a loro per il futuro.

Alla fine la regola è sempre la stessa, nessuno ti da niente per niente.

In questo caso però il problema è duplice, perché se si sbaglia all’inizio (per risparmiare un po’) nel 70% dei casi poi si spende molto di più per rimediare agli errori iniziali.

Alla fine l’unico modo per farsi seguire in modo serio è rivolgersi a degli associazionisti esperti in Associazioni no profit, che conoscono la normativa di settore, sanno darti una panoramica delle opzioni possibili e consigliarti quale è davvero la strada migliore per te.

Tanti si rivolgono al commercialista di fiducia. Può essere una buona idea, a patto che sia esperto anche nella normativa che riguarda le associazioni  e che abbia esperienza nel settore.

Ti faccio un esempio per farti capire. Tantissime volte incontriamo associazioni che scoprono solo dopo anni di avere una p.iva aperta, che magari non usano,  per la quale non hanno fatto alcun adempimento (con tutto quello che ciò comporta).

Come è possibile? In realtà la situazione è molto più comune di quello che si pensi. Capita infatti che il commercialista che ha aperto l’associazione lo abbia fatto utilizzando un portale on line progettato per le società profit.

Peccato che per finalizzare la registrazione in quel caso sia necessaria la p.iva, che quindi è stata aperta all’insaputa del povero presidente.

Ma anche senza arrivare a queste situazioni limite, il vero tema è che la normativa sul no profit è complessa e in continua evoluzione (basta pensare alla recente riforma del terzo settore).

Noi, che lavoriamo solo per le associazioni, ci abbiamo messo anni a specializzarci e non smettiamo mai di imparare.

Dopo anni di attività abbiamo ormai costituito o modificato lo statuto a centinaia di associazioni in tutta Italia, di ogni tipologia possibile all’interno del mondo associativo.

Per questo se vorrai affidarti a noi ti garantiamo il massimo del supporto e della professionalità.

Abbiamo progettato un servizio ad hoc che si chiama ProCreo, appositamente dedicato a supportare tutti coloro che vogliono essere certi di fondare la propria associazione partendo con il piede giusto.

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