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30 giugno 2017

La Riforma del Terzo Settore è approvata: ma per 5 motivi diversi potrebbe non nascere mai

La Riforma del Terzo Settore è approvata: ma per 5 motivi diversi potrebbe non nascere mai

Stavo pensando a cosa scrivere dopo l’approvazione definitiva dei decreti legislativi sul Codice del Terzo Settore (CTS), 5 per mille e Impresa Sociale quando mi sono imbattuto in un fantastico articolo a firma di Carlo Mazzini di Quinonprofit che mi ha preceduto splendidamente nello spiegare come la Riforma del Terzo Settore sia ancora molto lontana dal poter essere davvero operativa.

Ho quindi scelto, dopo avergliene chiesto l’autorizzazione, di usare le sue parole (semplificando solo alcune parti che ho ritenuto troppo tecniche). Buona lettura

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Servono 31 Decreti prima di poter cominciare ad usare la Riforma

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Carlo lo spiega così: “L’impresa sociale, per poter nascere come araba fenice dalle sue infelici ceneri necessita di 11 decreti (Ministero del lavoro e politiche sociali, a volte di concerto con Ministero dell’Economia e/o delle Attività produttive), il 5 per mille necessita di 1 solo ma importantissimo (Presidenza del consiglio dei ministri), e il Codice del terzo settore di ben 19 decretazioni (anche qui spesso si tratta di decreti concertati tra diversi ministeri).

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Ci sono 6 scadenze diverse tra abrogazioni ed entrate in vigore, oltre a dover attendere il pronunciamento della Commissione Europea

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“Basta questo? No. Parlando solo del Codice del terzo settore (CTS), abbiamo 6 scadenze cioè date diverse tra abrogazioni ed entrate in vigore. E poi, per una parte sostanziosa delle disposizioni fiscali dobbiamo attendere la pronuncia della Commissione europea affinché queste possano essere dichiarate ammissibili e superino la presunzione di aiuto di Stato.”

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Ci vorrà almeno 1 anno e mezzo per rendere utilizzabile il Registro Unico degli Enti del Terzo Settore

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“Non solo. Il Registro Unico degli enti del terzo settore sarà attivo entro un anno dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del CTS; anzi, mi correggo. Entro un anno sarà predisposta la macchina dell’amministrazione centrale dello Stato (Ministero del lavoro) poi le regioni e le province autonome avranno tempo 6 mesi per modificare le proprie leggi sugli enti per far accedere gli stessi al Registro. Solo dopo tutto ciò il registro potrà essere attivo.

(…)

Vi ricordate le onlus? Bene: il vero start alle Onlus è stato dato con la pubblicazione della Circolare 168/98 dell’Agenzia delle entrate, cui hanno seguito credo un centinaio tra circolari e risoluzioni. La ricerca scientifica delle Onlus è partita 5 anni dopo la promulgazione della legge Onlus (DPR 135/03) perché si erano dimenticati di definire cosa si intendesse per ricerca scientifica di particolare interesse sociale. Quindi dobbiamo aspettare (speriamo non 5 anni) una imponente produzione di atti amministrativi, che ci auguriamo “congrui” al dettato dei decreti legislativi.

(…)”

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Le 5 variabili che potrebbero affossare per sempre la Riforma

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“Tutta questa mole di lavoro non tiene conto di almeno cinque variabili:

  1. per quanto ciò dispiaccia a molti, ogni tanto in Italia si va a votare, e ciò succederà a febbraio ’18. Quindi i nostri politici o sono particolarmente avveduti e capiscono che la gran parte dei decreti deve essere scritta e resa attiva entro quella data (anche per incassare un credito verso un mondo non profit che comunque si compone di elettori) oppure … sono i nostri politici, e gran parte delle 31 decretazioni e dei chiarimenti ministeriali saranno spinte un pò più in là. Tanto non avete mica fretta, no?
  2. da settembre in poi i ministeri e i parlamentari saranno chiamati a redigere e votare la solita legge di stabilità, che quest’anno, tanto per cambiare, sarà lacrime e sangue anche se il governo dice che andrà tutto bene. Abbiamo la scure della clausola di salvataggio legata all’IVA, un PIL che non aumenta e quindi gli indicatori richiesti dall’Europa che non migliorano, le richieste e prebende locali dalle quali i parlamentari soprattutto in prossimità delle elezioni non potranno sottrarsi;
  3. c’è lo spoil-sistem, quel simpatico fox-trot di poltrone dirigenziali che si realizza ogni volta che cambia un governo, e con le elezioni il ballo si riproporrà, togliendo tempo ed energie alla decretazione;
  4. le disposizioni integrative – cioè il cambiamento in corsa sopra richiamato dei decreti legislativi – viene attuato tenendo “conto delle evidenze attuative nel frattempo emerse”; ma, signori miei, se in un anno solo una parte del decreto CTS (e quasi nulla del 5 per mille i cui cambiamenti sono attesi per il ’19) andrà in vigore il giorno dopo la sua pubblicazione in Gazzetta ufficiale, mi dite cosa sarà emerso come evidenza attuativa, in assenza di attuazione?
  5. c’è il problema che non si è raggiunta per il CTS l’intesa tra Stato e Regioni e pertanto temiamo che si apra una stagione di conflitti istituzionali (ricorsi alla Corte Costituzionale) così come sta avvenendo per il decreto più “pacifico” che potesse esserci, quello sul servizio civile universale oggetto di ricorso da parte di alcune Regioni.

 

Per approfondire il tema della Riforma del Terzo Settore ho organizzato un convegno, per fare in modo di renderti più chiare le modifiche e le novità previste dalla riforma. 

L’incontro è previsto per Giovedì 18 Gennaio alle ore 20.15 a Roma, presso l’ HOTEL SINA BERNINI BRISTOL di Piazza Barberini 23. Il costo del biglietto è di euro 50.

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