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12 Novembre 2015

Le entrate commerciali della mia Associazione devono essere inferiori a quelle istituzionali?

Giovanni Damiano Dalerba Scritto da Giovanni Damiano Dalerba
Categoria dell'articolo: Adempimenti Fiscali, Contabili e Gestionali
Le entrate commerciali della mia Associazione devono essere inferiori a quelle istituzionali?

AGGIORNAMENTO al 15 LUGLIO 2026 DOPO l’entrata in vigore della nuova fiscalità per gli ETS e ASD

Oggi, dopo l’entrata in vigore della nuova fiscalità del Terzo Settore, non è più possibile dare la stessa risposta a TUTTE le Associazioni.

La vera risposta è: DIPENDE DA CHE TIPO DI ASSOCIAZIONE SEI. Facciamo un esempio.

Una Associazione incassa durante l’anno:

  • 60.000 euro da sponsor, pubblicità, vendita di beni o servizi;
  • 20.000 euro da quote associative, donazioni e contributi.

Le entrate commerciali sono quindi molto più alte di quelle istituzionali.

L’Associazione perde automaticamente la qualifica di Ente non commerciale?

Vediamo i diversi casi.

CASO 1: SEI UNA ASD ISCRITTA AL RASD

In questo caso la risposta è:

NO, non automaticamente.

L’articolo 149 del TUIR contiene alcuni parametri utilizzati per stabilire quando un Ente non commerciale diventa fiscalmente commerciale.

Tra questi parametri c’è anche la prevalenza dei ricavi commerciali rispetto alle entrate istituzionali.

Ma il comma 4 dello stesso articolo stabilisce espressamente che queste regole sulla perdita della qualifica di Ente non commerciale non si applicano alle Associazioni Sportive Dilettantistiche.

La circolare 18/E del 1° agosto 2018 dell’Agenzia delle Entrate ha confermato questa particolare tutela riservata alle ASD.

Quindi una ASD iscritta al RASD può avere, ad esempio:

  • 100.000 euro di sponsorizzazioni;
  • 20.000 euro di quote associative e contributi degli atleti.

Il solo fatto che le entrate commerciali siano superiori non determina automaticamente la perdita della qualifica di Ente non commerciale.

Inoltre, la ASD può continuare a utilizzare il regime agevolato della Legge 398/1991, purché ne rispetti tutti i requisiti e non superi il limite di 400.000 euro di proventi commerciali annui.

ATTENZIONE, però.

Questo non significa che una ASD possa trasformarsi in una normale impresa commerciale limitandosi a organizzare ogni tanto una partitella.

La ASD deve continuare a svolgere realmente e principalmente attività sportiva dilettantistica. Lo Statuto, l’iscrizione al RASD e l’affiliazione sportiva non bastano se, nei fatti, l’attività principale dell’ente è diventata un’altra.

In parole povere: se gestisci una vera Associazione Sportiva e trovi molti sponsor per finanziarla, non hai un problema; se gestisci sostanzialmente un ristorante, un negozio o un’agenzia pubblicitaria e utilizzi una piccola attività sportiva come copertura, il problema esiste eccome.

CASO 2: SEI UNA ASSOCIAZIONE ISCRITTA AL RUNTS

Qui cambia TUTTO.

Dal 2026, alle Associazioni iscritte al RUNTS non si applica più l’articolo 149 del TUIR.

Si applica invece l’articolo 79 del Codice del Terzo Settore, che introduce un vero e proprio confronto matematico tra entrate commerciali e non commerciali. L’articolo 89 del Codice esclude infatti espressamente l’applicazione dell’articolo 149 TUIR agli ETS.

Ma attenzione: nel RUNTS troviamo tre tipi di Associazioni che ci interessano:

  • le APS;
  • le ODV;
  • le “Associazioni altri ETS”.

Le regole non sono identiche.

Prima di esaminarle, però, dobbiamo capire una cosa fondamentale.

PER GLI ETS ESISTONO DUE TEST DIVERSI

Il primo test riguarda la singola attività di interesse generale.

Un’attività di interesse generale è non commerciale quando viene svolta gratuitamente oppure quando i ricavi non superano i relativi costi effettivi. È ammesso anche un piccolo utile, purché i ricavi non superino i costi di oltre il 6% e ciò avvenga per non più di tre periodi d’imposta consecutivi.

Il secondo test riguarda invece l’Associazione nel suo complesso.

Dopo aver classificato correttamente tutte le attività, bisogna confrontare:

  • i proventi delle attività commerciali svolte in forma d’impresa;
  • le entrate derivanti dalle attività non commerciali.

Se le prime superano le seconde, l’Associazione diventa fiscalmente un ETS commerciale. La circolare 1/E del 19 febbraio 2026 ha chiarito che si tratta di un criterio matematico-comparativo e non più di un semplice indizio come avveniva con l’articolo 149 TUIR.

Ma per sapere cosa mettere da una parte e cosa mettere dall’altra dobbiamo distinguere APS, ODV e Associazioni altri ETS.

CASO 2A: SEI UNA APS

Le APS hanno una regola speciale molto favorevole.

L’articolo 85 del Codice del Terzo Settore stabilisce che non sono commerciali le attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali, anche dietro pagamento di un corrispettivo specifico, quando vengono effettuate nei confronti:

  • degli iscritti e degli associati;
  • dei familiari conviventi degli associati;
  • degli associati o iscritti di altre APS appartenenti alla stessa organizzazione locale o nazionale;
  • dei tesserati delle rispettive organizzazioni nazionali;
  • degli enti composti almeno per il 70% da Enti del Terzo Settore.

Questo significa che, per una APS, il contributo pagato da un associato per partecipare a un corso, a un laboratorio o a un’altra attività istituzionale può continuare a essere considerato non commerciale.

Non basta, però, scrivere nello Statuto che l’attività rientra genericamente negli scopi dell’Associazione.

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che deve trattarsi del naturale completamento degli scopi specifici dell’ente. Inoltre, gli eventuali “iscritti” non soci devono avere un rapporto forte e duraturo con l’organizzazione e non possono essere semplicemente normali clienti chiamati in un altro modo.

Facciamo un esempio.

Una APS culturale incassa:

  • 10.000 euro di quote associative annuali;
  • 30.000 euro dagli associati per partecipare ai propri corsi istituzionali;
  • 10.000 euro di donazioni;
  • 40.000 euro di sponsorizzazioni;
  • 5.000 euro dalla vendita abituale di gadget.

I 30.000 euro pagati dagli associati per i corsi possono essere non commerciali in base all’articolo 85.

Le sponsorizzazioni rimangono commerciali e tassabili, ma la circolare 1/E del 2026 ha chiarito che non devono essere conteggiate nel test utilizzato per stabilire se l’ETS è commerciale o non commerciale.

Nel nostro esempio, quindi, non si confrontano banalmente 45.000 euro commerciali contro 50.000 euro non commerciali.

Ai fini del test, le sponsorizzazioni vengono escluse e il confronto sarà tra:

  • 50.000 euro di entrate non commerciali;
  • 5.000 euro di entrate commerciali rilevanti.

La APS rimarrà quindi fiscalmente non commerciale, nonostante abbia incassato ben 40.000 euro di sponsorizzazioni. Le sponsorizzazioni saranno comunque tassate.

INOLTRE per una APS i corrispettivi ricevuti da terzi non sono necessariamente commerciali; prima devono superare il test ricavi-costi dell’articolo 79 (o test del 6%).

Inoltre, se la APS non supera gli 85.000 euro di ricavi commerciali, può scegliere il regime forfetario dell’articolo 86 CTS, che applica un coefficiente di redditività del 3%.

La circolare 1/E ha chiarito che questo regime può essere utilizzato anche da una APS che, in base al test dell’articolo 79, sia diventata fiscalmente commerciale.

Quindi per una APS diventare “ETS commerciale” non significa automaticamente perdere tutte le agevolazioni.

CASO 2B: SEI UNA ODV

Le ODV devono applicare lo stesso test generale dell’articolo 79, ma non hanno la decommercializzazione dei corrispettivi specifici prevista per le APS.

Questo è un punto importante.

Una ODV non può sostenere che il pagamento ricevuto da un socio o da un utente sia non commerciale soltanto perché riguarda un’attività prevista dallo Statuto.

Inoltre, l’articolo 33 del Codice del Terzo Settore stabilisce che, per le attività di interesse generale svolte dalle ODV, possono essere ricevuti soltanto i rimborsi delle spese effettivamente sostenute e documentate, salvo che l’attività sia svolta come attività diversa, secondaria e strumentale.

Le ODV hanno però alcune agevolazioni specifiche previste dall’articolo 84.

Non sono considerate commerciali, a determinate condizioni:

  • la vendita diretta di beni ricevuti gratuitamente da terzi;
  • la vendita di beni prodotti dagli assistiti o dai volontari;
  • la somministrazione occasionale di alimenti e bevande durante raduni, manifestazioni e celebrazioni.

Queste attività devono essere svolte direttamente dalla ODV e senza utilizzare mezzi organizzati professionalmente per competere sul mercato. (Agenzia Entrate)

Anche le ODV possono utilizzare il regime forfetario dell’articolo 86 CTS quando non superano gli 85.000 euro di ricavi commerciali.

In questo caso il coefficiente di redditività è ancora più favorevole ed è pari all’1%.

Anche per le ODV il regime dell’articolo 86 può essere utilizzato indipendentemente dalla loro qualifica fiscale di ETS commerciale o non commerciale. (Agenzia Entrate)

CASO 2C: SEI UNA “ASSOCIAZIONE ALTRI ETS”

Queste sono le Associazioni iscritte nella sezione residuale del RUNTS denominata “Altri enti del Terzo Settore”. Per loro le regole sono meno favorevoli.

Non possono utilizzare la decommercializzazione speciale dell’articolo 85, che è riservata alle APS.

Non possono nemmeno utilizzare il regime forfetario dell’articolo 86, riservato ad APS e ODV.

Le quote associative annuali, versate per acquisire o mantenere la qualità di socio e partecipare alla vita dell’Associazione, sono non commerciali.

Ma i pagamenti ricevuti in cambio di uno specifico bene o servizio sono normalmente commerciali, anche quando vengono versati dagli associati.

Possono diventare non commerciali soltanto quando l’attività di interesse generale rispetta il confronto tra ricavi e costi previsto dall’articolo 79, compresa la tolleranza del 6%.

Facciamo un esempio.

Una Associazione altri ETS organizza corsi culturali.

Il socio paga:

  • 30 euro di quota associativa annuale;
  • 300 euro per partecipare al corso.

I 30 euro sono non commerciali.

I 300 euro sono un corrispettivo specifico. Non diventano automaticamente non commerciali soltanto perché il pagatore è socio.

Occorrerà verificare se l’attività del corso è gratuita, in pareggio oppure entro il limite del 6% rispetto ai costi effettivi.

Se l’Associazione altri ETS rimane fiscalmente non commerciale, potrà utilizzare il regime forfetario dell’articolo 80 per determinare il reddito delle proprie attività commerciali.

Se invece diventa ETS commerciale, non potrà utilizzare né l’articolo 80 né l’articolo 86 e dovrà applicare le regole ordinarie previste per gli enti commerciali.

SE DIVENTO ETS COMMERCIALE VENGO CANCELLATO DAL RUNTS?

NO.

Questa è un’altra Leggenda Metropolitana.

Una Associazione iscritta al RUNTS può essere fiscalmente:

  • ETS non commerciale;
  • ETS commerciale.

Diventare fiscalmente commerciale non significa perdere automaticamente la qualifica civilistica di Ente del Terzo Settore e non comporta, da solo, la cancellazione dal RUNTS.

Cambiano però la tassazione, gli obblighi contabili e la possibilità di utilizzare alcune agevolazioni riservate agli ETS non commerciali.

Per gli enti con esercizio coincidente con l’anno solare è inoltre prevista una regola transitoria: nei primi due periodi d’imposta di applicazione della nuova fiscalità, quindi 2026 e 2027, il cambiamento della qualifica fiscale produce effetto dal periodo d’imposta successivo.

Se, ad esempio, nel 2026 le entrate commerciali rilevanti superano quelle non commerciali, la qualifica di ETS commerciale opererà dal 2027. Dal 2028, invece, tornerà a valere la regola ordinaria secondo cui il mutamento opera dall’inizio dello stesso periodo d’imposta nel quale si verifica la prevalenza. (Agenzia Entrate)

CASO 3: SEI UNA ANPG

Con ANPG intendiamo una normale Associazione non iscritta né al RASD né al RUNTS.

In questo caso continuano ad applicarsi le regole del TUIR e, in particolare, l’articolo 149.

La prevalenza dei ricavi commerciali sulle entrate istituzionali è certamente un segnale importante.

Ma non determina automaticamente la perdita della qualifica di Ente non commerciale.

La circolare 124/E del 12 maggio 1998 ha chiarito che i parametri contenuti nell’articolo 149 sono soltanto “fatti indice di commercialità”.

Significa che devono essere valutati all’interno di un giudizio complessivo, considerando:

  • quale attività viene realmente svolta;
  • come vengono utilizzate le risorse;
  • quale attività impegna maggiormente persone, mezzi e strutture;
  • la composizione dei costi;
  • l’organizzazione concreta dell’ente;
  • l’attività che, nei fatti, costituisce lo scopo principale dell’Associazione.

Quindi una ANPG non diventa automaticamente commerciale soltanto perché in un determinato anno ha incassato 30.000 euro da attività commerciali e 20.000 euro da quote, contributi e liberalità.

Ma quella sproporzione dovrà essere spiegata e valutata insieme a tutto il resto.

IL VECCHIO CASO DI BANDE, CORI E ASSOCIAZIONI MUSICALI

Fino al 2025 esisteva inoltre una disciplina speciale per:

  • associazioni bandistiche;
  • cori amatoriali;
  • filodrammatiche;
  • associazioni di musica e danza popolare senza fini di lucro.

L’articolo 2, comma 31, della Legge 350/2003 estendeva a queste Associazioni non soltanto la Legge 398/1991, ma anche le “altre disposizioni tributarie riguardanti le Associazioni Sportive Dilettantistiche”.

Quella formulazione forniva una base normativa seria per sostenere l’applicazione anche della deroga prevista dall’articolo 149, comma 4, TUIR per le ASD.

Dal 2026, però, anche questa disposizione è stata abrogata per effetto dell’entrata in vigore della nuova fiscalità del Terzo Settore.

Rimane importante soltanto quando si devono ricostruire o controllare gli anni fino al 2025.

LA RISPOSTA IN VENTI SECONDI

Se sei una ASD iscritta al RASD: le entrate commerciali possono superare quelle istituzionali senza determinare automaticamente la perdita della qualifica di Ente non commerciale.

Se sei una APS iscritta al RUNTS: devi applicare il test dell’articolo 79, ma molte attività rese agli associati e agli altri soggetti previsti dall’articolo 85 rimangono non commerciali.

Se sei una ODV iscritta al RUNTS: devi applicare il test dell’articolo 79 e le agevolazioni specifiche dell’articolo 84, ma non puoi utilizzare la decommercializzazione prevista per le APS.

Se sei una Associazione altri ETS: devi applicare il test dell’articolo 79 senza poter utilizzare né l’articolo 85 né il regime dell’articolo 86.

Se sei una ANPG: la prevalenza commerciale è un importante indizio, ma non determina automaticamente la perdita della qualifica. Dal 2026, però, non puoi più utilizzare la Legge 398/1991.

IN CONCLUSIONE

La domanda corretta non è più soltanto:

«Le entrate commerciali sono superiori a quelle istituzionali?».

Le domande corrette sono: «Che tipo di Associazione sei? A quale Registro sei iscritta? Da chi hai ricevuto i soldi? Per quale attività? Si tratta di una quota associativa, di una donazione, di un corrispettivo, di un contributo pubblico o di una sponsorizzazione?».

Ogni entrata deve essere classificata correttamente.

Perché una quota associativa, il pagamento per un corso, una donazione, una sponsorizzazione e un contributo del Comune possono sembrare tutti semplicemente “soldi entrati”.

Fiscalmente, invece, sono CINQUE cose completamente diverse.

___

ARTICOLO ORIGINALE del 2015

Oggi parliamo di questa bella “Leggenda Metropolitana”, diffusissima nel mondo delle Associazioni.

LA DOMANDA

Questo è un quesito sul tema, arrivato ad esempio nel nostro Gruppo per Super Dirigenti di Associazioni su Facebook (se non ne fai ancora parte… peggio per te!):

“Buongiorno cari super dirigenti. Avrei un quesito che spero non alimenti il mio dubbio.

La mia squadretta di pallavolo, riesce a vivere grazie ai piccoli sponsor che riesce a ricevere dalle ditte della città.  Stiamo parlando di circa 5000 euro (entrate commerciali).

I soci invece contribuiscono con le quote ordinarie con 1.000 euro (entrate istituzionali).

L ‘Associazione finanziandosi maggiormente con le entrate commerciali derivanti dalla pubblicità perde lo status di ente non commerciale e quindi perde diritto all’opzione 398/91?”

LA RISPOSTA

Quando la tua Associazione con Partita Iva opta per la 398/91 il limite fisso delle entrate commerciali è di 250mila euro l’anno, SENZA ALCUN problema legato alla quota di entrate istituzionali (per paradosso potresti avere 250mila euro di entrate commerciali e mille euro di entrate istituzionali: non importerebbe).

Perchè? Perchè la 398 nasce proprio per permettere alle Associazioni No Profit di trovare soldi per finanziare le attività istituzionali!

DA DOVE NASCE LA LEGGENDA?

Da un altro errore legato alle entrate commerciali “marginali e occasionali” per le Associazioni No Profit col solo codice fiscale: in tanti (sbagliando) pensano che le entrate commerciali marginali e occasionali siano tali fino a che sono inferiori alle entrate istituzionali (quindi, per esempio: si potrebbero avere 5000 euro di entrate istituzionali e 4999 di entrate commerciali).

Questa è una STUPIDAGGINE. Le entrate marginali e occasionali sono tali quando economicamente sono trascurabili (su 5.000 euro potremmo dire fino a 3-400 euro) e capitano raramente.

Il caso tipico è l’Associazione che chiede un contributo ai soci per le proprie attività ed in mezzo ad un centinaio di questi vengono un paio di esterni. Che fai, li mandi a casa? No, li fai pagare ma questa attività è commerciale (non sono soci), marginale (2 contributi da esterni su 100 non sono rilevanti economicamente) ed occasionali (i 2 tipi parteciperanno da esterni solo per questa volta, mica a tutte le occasioni).

-> AGGIORNAMENTO 12 LUGLIO 2016

Una variante della leggenda è questa: “Come la mettiamo con gli artt. 148 e 149 del TUIR (dove tra le cause per la perdita della qualifica di ENC leggo chiaramente: prevalenza dei redditi derivanti da attività commerciali rispetto alle entrate istituzionali, intendendo per queste ultime i contributi, le sovvenzioni, le liberalità e le quote associative)?

Per rispondere a questo dubbio si deve tener presente che i TUIR è del 1986 mentre la 398 del 1991 (5 anni dopo). La 398 quindi supera il TUIR… da ciò deriva che se hai optato per la 398 valgono le regole della 398, mentre se non hai optato per la 398 rimangono valide le regole del TUIR (l’ho spiegata un po’ grezzamente ma questa è la sostanza).

Tra l’altro questo mi è stato confermato da un interpello fatto all’AdE da un nostro lettore dopo aver letto il nostro post. L’AdE ha risposto che in una associazione no profit in 398 (non asd) dove le entrate commerciali siano superiori a quelle istituzionali questo aspetto può al limite costituire un fatto “INDIZIARIO ” ma non può far perdere in automatico la qualifica di ente non commerciale.

Ecco uno stralcio dell’interpello datato 19/12/2015: “Pur tuttavia si vuole evidenziare che la prevalenza dei ricavi da attività commerciali rispetto al valore normale delle cessioni o prestazioni afferenti le attività istituzionali, prevalenza che per il comma 2 dell’art. 149 è uno dei sintomi di non commercialità, ha un valore non assoluto ma indiziario. Consente quindi di pervenire alla perdita della qualifica di ente non commerciale solo in presenza di un “giudizio complesso” che si concluda con una valutazione in verso, come precisato dalla circolare 124 del 12/05/1998

Giovanni Damiano Dalerba

Associazionista senior di TeamArtist

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85 risposte a “Le entrate commerciali della mia Associazione devono essere inferiori a quelle istituzionali?”

  1. Rispondi
    Guazzoni Deborah

    Se la mia associazione senza scopo di lucro organizza una mostra e riceve dal Ministero un compenso per l'organizzazione è attività commerciale?

    • Rispondi
      Stefano Marini

      Buongiorno Deborah,

      per rispondere avrei bisogno di maggiori informazioni, ma tendenzialmente ti direi di no.

  2. Rispondi
    Longhi Laura

    Buongiorno io e le mie amiche vorrei aprire una Onlus ma avere dei guadagni da questa attività vorremmo prendere una cascina e allevare cani e animali da compagnia e in più con la ns nutrizionista creare una ns linea di cibo e avvalerci dell'aiuto di ragazzi con disabilità e aprire anche in b&b e un laboratorio dove i ragazzi possano imparare a cucinare x un inserimento lavorativo dove reperiamo i soldi x acquisire la struttura e come imparo a conoscere le leggi e tutto quello che serve x aprire... grazie in anticipo

    • Rispondi
      Andrea Brizzolari

      Buongiorno Laura,

      è certamente un progetto importante il vostro e anche molto sfidante e complesso che andrebbe approfondito. 
      Una strada da percorrere potrebbe essere quella di rivolgervi a delle realtà non profit della vostra zona (magari a cooperative sociali strutturate e di una certa dimensione) per capire se possono essere interessate ad accompagnarvi nella realizzazione di questo progetto.

  3. Rispondi
    Ennio Bazzoni

    Purtroppo mi torna sempre indietro il messaggio. Spero ora...
    Siamo una costituenda associazione che vorrebbe gestire una libreria altrimenti destinata alla chiusura.
    Non siamo sicuri che l'incasso della vendita dei libri ai soci (e anche ai turisti che saltuariamente passano di qui) sia alla fine inferiore a quello relativo alle attività istituzionali (tessere, contributi, corsi ecc.). Diventiamo automaticamente un'attività puramente commerciale, con contabilità ordinaria? Rinunceremmo subito, forse...

    • Rispondi
      TeamArtist

      piccola precisazione iniziale: se vendeste i libri ai soci sarebbe comunque attività istituzionale. Detto questo non è necessario che le entrate istituzionali superino quelle commerciali, basta che le cose siano fatte con criterio e che non ci sia una sproporzione esagerata tra le une e le altre.

  4. Rispondi
    Antonio

    Un'associazione culturale che svolge attività nell'ambito della musica, occasionalmente effettua delle attività come service audio luci nei confronti di non soci, a pagamento, al fine di reperire dei fondi per il finanziamento delle proprie iniziative.
    E' obbligata ad aprire la partita IVA comunque, oppure essendo iniziative sporadiche (una al mese circa) o puo' rilasciare semplici ricevute senza aprire la partita IVA?
    Grazie

    • Rispondi
      TeamArtist

      No, serve la p. IVA.

  5. Rispondi
    raffaella abeniacar

    come Presidente di una associazione culturale artistica, le chiedo se i miei soci-artisti possono esporre le opere del proprio ingegno in una sede della stessa e vendere privatamente le loro opere con ricevuta generica. grazie

    • Rispondi
      TeamArtist

      no e no: possono esporre all'interno dell'associazione ma solo i soci hanno diritto di entrare nelle sedi! per quale motivo poi basterebbe ricevuta e non regolare fattura?

  6. Rispondi
    Tommaso

    Salve, vorrei costituire un'associazione culturale (con Partita Iva e aderente alla 398/91) che si occupi di cinema e non solo con libri e film a disposizione di soci e non, corsi e altre iniziative simili. Per sostenere gli scopi dell'associazione vorremmo prevedere l'acquisto e la rivendita di gadget, poster e oggettistica varia. Aderendo alla 398/91 possiamo farlo tranquillamente?
    E inoltre: possiamo optare per l'affitto di un locale su strada, con vetrina come fossimo un negozio? Più in generale: esistono casi di associazioni culturali che sono anche negozi?
    grazie mille

    • Rispondi
      TeamArtist

      1.Sì, ma sono entrate commerciali
      2. Sì, ma occhio a non sembrare un negozio
      3. esistono casi di associazioni culturali che fanno anche vendita, ma deve essere una attività accessoria e non la principale

  7. Rispondi
    sandro

    buongiorno
    Volevo sapere se le quote di iscrizione , DAI 20 AI 30 EURO, incassate da noi relative alla partecipazione ad una gara sportiva siano esenti oppure assoggettate ad IVA . i PARTECIPANTI non sono nostri associati ma risultano essere tesserati per la federazione di nostra appartenenza, tesserati per altre federazioni spportive, per EPS oppure senza tessera alcuna in quanto ad es. provenienti dall'estero.

    In attesa saluto cordialmente

    • Rispondi
      TeamArtist

      Sono de-tassate le quote da vostri soci e/o dagli atleti tesserati a FSN/DSA/EPC cui la vostra ASD è affiliata.
      Potete però detassare anche le quote di terzi se fate un evento di raccolta fondi, con le regole di questo post.

  8. Rispondi
    Carla

    Salve, vorrei costituire una piccola casa editrice e inquadrarla come associazione culturale con P.IVA. Dato che la vendita di libri sarebbe rivolta prevalentemente a terzi, vorrei sapere se l'attività di vendita è compatibile con la forma dell'associazione culturale.
    Grazie e saluti.

  9. Rispondi
    Angelo

    Buonasera, abbiamo costituito un'associazione di promozione sociale con Partita Iva e abbiamo optato per la 398/91.
    Dall'articolo si evince che essendo il limite delle entrate commerciali stabiito in € 250.000 all'anno, non si ponga il problema della prevalenza delle entrate commerciali rispetto a quelle istituzionali.
    Da dove si deduce tale affermazione?
    Grazie

    • Rispondi
      TeamArtist

      Dal fatto che non viene specificato il contrario

  10. Rispondi
    Associazione culturale Antigone

    Salve.
    Siamo un'associazione culturale che realizza spettacoli teatrali. Il numero di tali spettacoli è di 5 o 7 all'anno. Possiamo far pagare un biglietto d'ingresso agli spettatori rilasciando loro una ricevuta non fiscale?
    Grazie e saluti.

  11. Rispondi
    Giuseppe

    Buonasera,
    un coro (attività istituzionale di una APS) che vince un concorso corale e riceve un premio dalla propria associazione regionale (organizzatrice del concorso):
    1. In quale voce di entrata rientra tale premio? Mi riferisco alla 383 quando elenca le risorse economiche delle APS.
    A me viene in mente "altre entrate compatibili con le finalità sociali dell’associazionismo di promozione sociale" (beh così vale tutto?!) oppure "erogazioni liberale di terzi" anche se non so quanto possa essere considerata "liberalità" l'erogazione di un premio...

    • Rispondi
      TeamArtist

      Direi istituzionale

  12. Rispondi
    diego

    salve volevo sapere se è giusto fare 2 libretti delle ricevute uno per le quote sociali e uno per gli abbonamenti(mensili, trimestrali,ecc) per le attività svolte per i soci.
    Grazie

    • Rispondi
      TeamArtist

      Direi che non è né giusto né sbagliato. Sicuramente è molto comodo e farei anche io così 😉

  13. Rispondi
    Silvia vincenti

    Buongiorno, scrivo per avere un'informazione sulla
    Nascita di una associazione culturale. La promotrice dell'idea È un'intraprendente neolaureata in lingue. Varie collaborazioni con istituti privati e scuole di lingua inglese, un anno a londra e diverse esperienze educative con bambini e ragazzi. Ora segue diversi bambini di scuola elementare e scuola media con attività di doposcuola e dà ripetizioni di inglese anche a liceali. Come strutturare in associazione questa attività ? I ragazzi devono essere tutti associati? Come potrà lei, socio dell'associazione, poter essere remunerata per l'attività svolta? Ci sarà bisogno di un contratto? Sarà considerata tutta attività istituzionale?

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