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Creare e gestire un’associazione culturale

Le associazioni culturali? 

Non esistono. 

Può sembrare una provocazione questa frase d’introduzione, soprattutto perché apparentemente è in contrasto con il titolo dove invece si parla di come creare e gestire un’associazione culturale

Per questo motivo ti consigliamo di continuare a leggere l’articolo, così da comprendere meglio cosa vogliamo dire veramente quando facciamo questa affermazione.

Quando asseriamo che le Associazioni Culturali non esistono, intendiamo dire che non esiste una normativa che le identifichi come tali e che di conseguenza le regoli. 

La costituzione di un’associazione culturale è sicuramente soggetta a una procedura da seguire, ma prima di andare avanti, è bene essere informati su cosa sono realmente le associazioni culturali.

Per definizione, un’associazione culturale è un ente non commerciale, quindi senza scopo di lucro, costituita da un gruppo di persone che decidono di “associarsi” appunto, per svolgere e seguire attività di interesse generale. Nel caso in cui l’associazione culturale, invece, svolga attività commerciale in modo continuativo, non prevalente rispetto alle attività istituzionali, è consigliabile fare richiesta di Partita IVA, sebbene non sia obbligatorio.

Bisogna porre però attenzione a una differenza importante che intercorre tra le associazioni culturali e le organizzazioni di volontariato, in quanto spesso viene fatta confusione. Quest’ultime sono regolamentate dalla Legge 11 agosto 1991, n. 266, secondo la quale l’attività del volontario non può essere retribuita in alcun modo nemmeno dal beneficiario. Al volontario possono essere soltanto rimborsate dall’organizzazione di appartenenza le spese effettivamente sostenute per l’attività prestata, entro limiti preventivamente stabiliti dalle organizzazioni stesse.

Come si può quindi comprendere, le associazioni culturali hanno tutt’altro obiettivo, non sono sottoposte alla stessa regolamentazione e sono classificabili come imprese sociali.

Prosegui la lettura dell’articolo per approfondire cosa si intende per associazione culturale e come crearne una.

Cosa si intende per associazione culturale?

Sebbene la maggior parte dei sedicenti professionisti del Terzo Settore ne sia totalmente all’oscuro, siano essi Notai, Avvocati o Commercialisti, quando si parla di “Associazione Culturale” si intende una delle 6 forme di associazioni senza scopo di lucro qui sopra riportate (si, anche le ASD perché lo sport è certamente una forma di cultura) che tra le proprie finalità, attività e iniziative riportate a Statuto, annovera anche quelle di natura culturale.

In questo senso si è certamente fatto un passo in avanti con la riforma del Terzo Settore (Decreto legislativo 117/2017) perché per la prima volta lo Stato, oltre che introdurre un registro unico nazionale degli enti del terzo settore (RUNTS), ha stilato un elenco di attività che gli Enti del Terzo Settore possono svolgere e, tra queste, ha identificato quelle di natura culturale. 

Si tratta della lettera i) dell’articolo 5 del già menzionato D.Lgs 117/2017, la quale riporta, tra le attività svolgibili dagli ETS: 

organizzazione e gestione di attività culturali, artistiche o ricreative di interesse sociale, incluse attività, anche editoriali, di promozione e diffusione della cultura e della pratica del volontariato e delle attività di interesse generale di cui al presente articolo”.

Se vuoi scoprire come organizzare la tua associazione a seguito della riforma del terzo settore, può interessarti partecipare al corso di Buona Gestione dell’Associazione.

Se invece vuoi sapere di più su come creare un’associazione culturale e quale tipologia è più conveniente, prosegui la lettura. 

Come creare un’associazione culturale

La creazione di un’associazione culturale inizia con la stesura di un atto costitutivo. Questo è seguito dallo sviluppo dello statuto dell’associazione che stabilisce le regole interne, gli obiettivi e attività dell’associazione. 

I requisiti formali per fondare un’associazione includono un numero minimo di soci e la formalizzazione della volontà di costituirsi in associazione.

La comunione di intenti e la passione condivisa rappresentano la linfa vitale di ogni ente culturale. L’essenza di ogni associazione culturale è lo scopo non lucrativo, e spesso si focalizza sulla promozione e organizzazione di attività culturali.

Per rendere ufficiale l’ente, è fondamentale la presentazione della domanda per ottenere il codice fiscale come associazione. Una volta ottenuto il codice fiscale come associazione, l’ente può essere inserito nel registro delle associazioni culturali.

Gli associati fondatori sono coloro che avviano l’associazione e hanno un ruolo centrale nelle sue attività iniziali. 

La gestione dell’associazione si basa sul consiglio direttivo dell’associazione culturale. Quest’ultimo è responsabile dell’elaborazione del bilancio annuale dell’associazione culturale, e non solo.

È importante tener conto dei costi per costituire un’associazione culturale, che possono variare a seconda delle circostanze e delle esigenze specifiche dell’associazione.

Ma quanti tipi di associazioni culturali esistono? Approfondiamolo seguendo la lettura di questo articolo.

Quali tipi di associazioni culturali esistono?

Nella normativa italiana sono identificate queste tipologie di Associazioni:

ASD – Associazioni Sportive Dilettantistiche (ASD), normate e identificate dalla Riforma dello Sport, D.Lgs 36/2021.

Scopri di più sulle ASD a questo link: https://www.teamartist.com/blog/associazioni-sportive-dilettantistiche/

APS – Associazioni di Promozione Sociale (oggi all’interno degli “Enti del Terzo Settore”, normate e identificate dalla Riforma del Terzo Settore, D.Lgs 117/2017). Secondo quanto espresso dalla Legge 7 dicembre 2000, n. 383, in merito alle risorse economiche per sostenere l’associazione, le APS prive di personalità giuridica possono ricevere donazioni e, con beneficio di inventario, lasciti testamentari, con l’obbligo di destinare i beni ricevuti e le loro rendite al conseguimento delle finalità previste dall’atto costitutivo e dallo statuto.

Scopri di più sulle APS a questo link: https://www.teamartist.com/blog/prontuario/fondare-una-associazione-di-promozione-sociale/

ODV – Organizzazioni di Volontariato (oggi all’interno degli “Enti del Terzo Settore”, normate e identificate dalla Riforma del Terzo Settore, D.Lgs 117/2017). Secondo l’Art. 3 della Legge 6 agosto 1990, n. 266 è considerata organizzazione di volontariato, ogni organismo liberamente costituito ai fini di svolgere attività di volontariato (non retribuita nemmeno dal beneficiario), che si avvalga in modo determinante e prevalente delle prestazioni personali, volontarie e gratuite dei propri aderenti.

Scopri di più sulle ODV a questo link: https://www.teamartist.com/blog/prontuario/associazioni-di-volontariato/

Associazioni “Altri Enti del Terzo Settore” (normate e identificate dalla Riforma del Terzo Settore, D.Lgs 117/2017).

Associazioni non riconosciute generiche (normate e identificate dal Codice Civile Italiano, articoli dal 36 al 42)

Associazioni riconosciute generiche (normate e identificate dal Codice Civile Italiano, articoli dal 14 al 35).

Come viene inquadrata un’associazione culturale?

Al momento quindi una associazione che volesse svolgere attività culturali sarebbe bene che fosse un Ente del Terzo Settore (soprattutto per i vantaggi fiscali che ne derivano) e, tra questi, con tutta probabilità sarebbe bene scegliere la sottocategoria delle APS – Associazioni di Promozione Sociale. 

Questo sia per i particolari vantaggi fiscali, sia perché di norma un’associazione culturale si occupa di raccogliere attorno a sé gli appassionati di un determinato ambito culturale, come ad esempio l’astrofilia, la musica, il teatro, le lingue, l’età) e a essi rivolge le proprie iniziative – che è proprio ciò per cui le APS sono pensate.

Per fare un esempio molto comune, un’APS può organizzare corsi di avviamento e specializzazione. Scuole di musica, scuole di teatro, scuole di lingue eccetera, infatti, sono spesso create e gestite con questa forma associativa.

Quali sono i benefici fiscali dedicati ad un’APS culturale?

L’associazione di promozione sociale culturale avrebbe anche accesso al 5 per mille, al 90% dei ricchi bandi pubblici che ogni anno vengono rivolti agli Enti del Terzo Settore, ma anche, quando lo Stato lo prevede (è dal 2021 che non accade), al 2 per mille.

Se hai trovato questo articolo utile o se hai altre domande, ricordati di lasciare un commento e ti risponderemo al più presto!

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Data di aggiornamento 30/10/2023

59 risposte a “Creare e gestire un’associazione culturale”

  1. Marcella

    Salve, posso inserire nello statuto l'obbligo che il consiglio direttivo (eletto dall'assemblea ogni 5 anni e composto da un massimo di 5 membri) debba essere costituito da almeno due soci fondatori?

    • TeamArtist

      No

  2. Silvia

    Salve,
    se nello statuto è previsto che il consiglio direttivo ( votato dall'assemblea, e composto da un minimo di 3 ad un massimo di 5 membri ed eletto ogni 5 anni) sia composto da almeno due soci fondatori, si rischia di dover buttare lo statuto in quanto non rispetta le leggi per le associazioni?

    • TeamArtist

      Purtroppo non viene rispettato uno dei pilastri del no profit ovvero la democraticità. In questo modo i soci non sarebbero tutti uguali. Se ti dovesse servire eccoti il link per il nostro servizio di revisione statuti.

  3. palmieri Cristina

    buona sera,
    vorrei costituire un'associazione culturale di Yoga (visto anche l'esclusione del Coni) ho bisogno di avere dei chiarimenti riguardo questi argomenti:
    1) ai rimborsi degli insegnanti va applicata la ritenuta d'acconto
    2) si deve richiedere ai praticanti certificato medico per attività non agonistica
    3) gli insegnanti devono fare i corsi per il primo soccorso e defibrillatore
    4) serve un RSPP
    5) quanti soci servono per costituire l'associazione

    p.s. qualcuno mi ha detto che è meglio aprire la partita iva con il regime dei minimi

    grazie

    • TeamArtist

      1. Se non hanno partita Iva, si
      2. Si
      3. No se non siete asd
      4. No se non avete dipendenti
      5. Minimo 3
      Il regime dei minimi vale per le persone fisiche, non per le associazioni.
      Consiglio di scaricare e leggere questa guida

  4. loredana

    salve, vorrei sapere gentilmente se un magazzino di acque minerali x la distribuzione e vendita può rientrare nelle associazioni culturali? grazie loredana

    • TeamArtist

      Oddio... tutto si può fare. Ma questo mi pare un po' troppo...

  5. renato

    buongiorno; io e una mia collega vorremoo aprire una associazione culturale.quindi vorremmo fare lezioni private e/o doposcuola per ragazzi. o anche attivare corsi di linguala mia domanda è : i pagamenti dovuti dai ragazzi, sono soggetti a tassazione fiscale? grazie. distnti saluti

    • TeamArtist

      Ciao Renato, per rispondere a questa domanda ti scriviamo in privato.

  6. Cristina Berardino

    Buon giorno, siamo 3 amici che vogliono fondare un'associazione. Abbiamo scritto l'atto costitutivo e lo statuto. Ci rimangono dei dubbi: è necessario erogare una tessera per gli associati o basta tenere un database? Inoltre è possibile prevedere delle quote associative differenziate tra soci annuali e soci temporanei(un mese)? oppure prevedere quote associative gratuite?

    • TeamArtist

      1) No, non è necessaria la tessera
      2) NO
      3) NO

  7. Gaetano

    Buongiorno,
    Vorrei costituire una sede regionale della Associazione cui sono iscritto, che organizza in Calabria e in Campania conferenze e scuole interessanti le Mediine non convenzionali e la naturopatia.Predetta Associazione e' legalmente riconosciuta (statuto firmato in presenza del notaio, insieme all' atto costitutivo): fermo restando che questa ipotesi è Scrivia anche nello statuto, e che il Cd è d'accordo nel'apertura di una sede distaccata che la rappresenti in Sicilia,Vorrei sapere:
    1) possiamo avere autonomia gestionale ed economica indipendente, rendicondando all' Associazione madre, usando cmq il suo codice fiscale ma conto bancario diverso? L' attività svolta solo per i soci ( conferenze,corsi ecc) devono prevedere l' iscrizione del socio alla Associazione madre o possono essere tesserati unicamente dalla sezione regionale con proprio tesseramento o entrambe?
    2) volendo fare atto costitutivo per tale gruppo regionale, onde evitare spese notarili, e' possibile fare scrittura privata (quindi non legalmente riconosciuta) tra le persone che voglio portare avanti su base regionale le attività culturali de la ass madre e se si, bisogna essere necessariamente almeno in tre o basta il singolo rappresentante regionale chericeve il "permesso" dal cd di agire in associazione con altre persone in ambito regionale?e in tal caso questa persona responsabile presidente regionale?) puo' fungere da tesoriere curando i conti economici del gruppo locale regionale?
    3) facendo attivita culturale, ai professionisti soci che tengono lezioni o corsi, oltre a pagare il loro contributo didattico, deve essa pagata la ritenuta d' acconto, es.40 su + credo 22% emettendovricevuta non fiscale cmq riportata sui libri associazione regionale e poi comunicati alla Associazione madre?
    Vi ringrazio per le vostre risposte e per il lavoro meritorio, c'è molta confusione e gli "esperti" contattati ci han dato risposte non univoche, magari perche le domande non eran state formulate chiaramente (con associazione madre parte in causa,che non vorrebbe esser coinvolta in possibili errori altrui).
    Cordiali saluti,
    Sergio

    • TeamArtist

      1- la contabilità è unica: potete avere c/c diverso, centri di costo diversi e quant'altro ma a fine anno ad ogni associazione deve corrispondere un solo rendiconto economico finanziario. Stesso discorso per i soci: se vi proponete come diramazione operativa dell'associazione madre il socio per poter partecipare alle vostre attività deve essere socio dell'Associazione "madre".
      2- se vi proponete come semplice distaccamento dell'Associazione "madre" non vi serve ne nuovo statuto ne nuovo atto costitutivo
      3- si, oppure se hanno partita iva potete pagarli tranquillamente come liberi professionisti.
      Temo di aver dato risposte molto generiche, se volesse approfondire il tema le direi che forse la soluzione migliore è farlo in una consulenza privata: https://www.teamartist.com/consulenza/

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