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17 luglio 2015

Come ottenere il permesso per realizzare uno Spettacolo? – una storia vera

Come ottenere il permesso per realizzare uno Spettacolo? – una storia vera

di Stefania Pineider

OGGETTO
Ottenere un permesso per realizzare uno spettacolo (tra parentesi autofinanziato). La storia sarà nota – mutatis mutandis – a tanti che si occupano di faccende simili, ma questa credo si distingua per il numero abnorme di tentativi a vuoto e per i caratteri farseschi)
SVOLGIMENTO
Ci vogliono flessibilità (per adattarsi ai cambi di informazioni in corso d’opera), empatia (con i diversi interlocutori, perché non è mai colpa di nessuno), molto tempo a disposizione (perché i tempi non sono solo incerti ma come minimo enciclopedici), consapevolezza (che il risultato non sia comunque garantito). Questo si sa. Ma non si è mai preparati a sufficienza…

Ecco in 16 semplici e comodi passaggi, la mia storia:

1. Portare la richiesta di permesso. Accogliere benevolmente l’informazione che manchino dei documenti. Accettare dubbiosamente l’obiezione che sia meglio portarli di persona piuttosto che spedirli per mail.
2. Portare di persona i documenti mancanti. Ottenere un protocollo. Era il 17 giugno 2015
3. Chiamare un paio di volte per conoscere lo stato di avanzamento della pratica. Venire a sapere che è passata di competenza a nuovo impiegato. Chiamare il nuovo impiegato e empatizzare col ritardo inevitabile dovuto al cumulo delle domande. Attendere.
4. Richiamare il predetto impiegato (che aveva accennato ad un paio di giorni). Niente di fatto, bisognerà richiamare ancora.
5. Richiamare e strappare un appuntamento telefonico per confermare la consegna. Era il 13 luglio 2015 (sì, tra una telefonata e un’altra è andato via quasi un mesetto). Accettare con delusione che all’ora concordata nessuno risponda.
6. Tentare il mattino dopo: la pratica è tornata all’impiegato di partenza. Dedurne (fiduciosamente) che sia pronta, visto che dovevo esserlo il mattino del giorno precedente. Telefonare all’impiegato di partenza ed essere costretti a mutare subito i sentimenti di anticipata gratitudine (è passato solo un mese) in lieve irritazione: che incompetenti che siamo, mancano dei documenti, in questo modo non si può lavorare. Ah. Inutile obiettare che il documento mancante: a) ci è sempre stato chiesto a permesso ottenuto. Inutile obiettare che il documento mancante b) è la prima volta che ci viene chiesto quindi non era nella nostra facoltà prevederlo. Essere a forma di punto interrogativo per la controbiezione dell’impiegato: in effetti non è certo che serva, deve verificarlo.
7. Recarsi agli uffici il mattino dopo di buon’ora per portare di persona la documentazione mancante e ritirare l’agognato permesso. Restare basiti per l’assenza contemporanea dell’impiegato numero 1 e dell’impiegato numero 2, gli unici in grado di dare informazioni sulla pratica. Insistere, con tutta la pazienza di cui nelle premesse, per poterla almeno vedere, questa nostra pratica (ma esiste?). In effetti è pronta, dice l’impiegato numero 3, trovatosi per caso a passare di lì, e coinvolto suo malgrado nella questione, salvo il pagamento di una tale tassa (il documento mancante b) è stato verificato essere necessario). Sincerarsi di quale sia la procedura per tale pagamento: prima il pagamento e poi il permesso o viceversa? Buona la prima, risponde l’impiegato numero 3
8. Recarsi all’agenzia nella quale si effettua il pagamento e sentirsi dire dall’impiegato che la procedura è proprio viceversa: prima il permesso, poi il pagamento (parametrato su una serie di dichiarazioni). Tentare di capire quali sono le variabili che influiscono sulla determinazione della somma, dichiararsi disposti a firmare una autocertificazione [ma a cosa servono, che nessuno le accetta mai?], capitolare di fronte alla ineccebile condotta formale dell’impiegato (ah, ce ne vorrebbero…)
9. Chiamare l’impiegata n. 3 per comunicarle la diversità di vedute dell’ufficio pagamenti e trovarla disponibile a chiedere al suo superiore di fare una telefonata chiarificatrice. Pensare di avere capito aglio per cipolla sentendosi chiedere il numero dell’ufficio pagamenti (“Scusi ma voi non lo avete? Beh, se me lo dà lei mi fa una cortesia”). Cercare in linea, dare numero e nome dell’impiegato, facendosi la fatidica domanda “Siamo su scherzi a parte?
10. Sentirsi dire dall’impiegato addetto al pagamento che sì, la questione è chiarita, l’ufficio permessi manderà una mail anticipando il permesso ma tra riffa e raffa sarà meglio tornare più tardi.
11. Tornare all’ufficio pagamenti, ritirare il bollettino
12. Recarsi alle poste, pagare il bollettino
13.Tornare all’ufficio permessi e sentirsi dire: Sapete che dovete informare voi gli operatori del luogo X per l’arrivo del pianoforte?” – Quale pianoforte? – Scoprire che il permesso comprende un pianoforte, mai dichiarato. Sentirsi dire, senza crederci, che il permesso va rifatto. Per via del pianoforte. Che non è mai stato dichiarato e che è stato inserito, vai a capire il perché. Chiedere se non si possa depennare. Essere guardati come dei profanatori del tempio. Insistere e non avere più pazienza, soprattutto è finito il tempo.

14. Quasi quasi assistere ad una capitolazione ma… ma… i dati del documento mancante a) (ve lo ricordate?) non sono stati inseriti. Beh, non guardate noi, ci siamo precipitati stamattina alle nove per portarli all’ufficio. Sentirsi dire, sempre più increduli, che sì, al limite il pianoforte (errore non nostro) poteva essere depennato, ma che la mancanza dei dati (che abbiamo fornito alle nove del mattino, ed ora sono le 16.00) quello proprio a mano non si può inserire: occorre un nuovo permesso.
15. Capire che non c’è limite al ridicolo sentendo correggere il “ci vediamo domani” in “ci vediamo lunedì“. Lunedì sarà 20 luglio 2015. Lo spettacolo è martedì 21 luglio 2015. Occorreranno altri permessi (traduci: altri soldi da spendere), ma, ammesso che lunedì questa farsa abbia fine, il tempo per ottenerli sarà inesistente.
16. Tentare l’ultima carta da onesto cittadino telefonando al superiore. Il telefono squilla ma il funzionario non risponde.

Arrivederci a lunedì

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4 risposte a “Come ottenere il permesso per realizzare uno Spettacolo? – una storia vera”

  1. Rispondi
    xiomara medos

    Salve, Sono presidente di una associazione culturale e volevo sapere che permessi devo chiedere per fare una festa per raccolta fondi nella propria sede dell'associazione. La festa sarebbe con dj e vendita di cibo tutto all'aperto in un parco.
    Grazie

    • Rispondi
      TeamArtist

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  2. Rispondi
    Francesca

    Salve sono il presidente di un'associazione sportiva dilettantistica, nel logo e nel dominio dev'essere presente la dicitura a.s.d.? Grazie mille in anticipo!

    • Rispondi
      TeamArtist

      Nel logo si, nel dominio (del sito internet?) no


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