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D.L. n° 266/1991 – La disciplina delle Associazioni di Volontariato ODV

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 196 del 22 agosto 1991

In vigore dal 6-9-1991

Testo aggiornato al 3-3-2014

LEGGE 11 agosto 1991, n. 266

Legge-quadro sul volontariato

Art. 1.

Finalita’ e oggetto della legge

1. La Repubblica italiana riconosce il valore sociale e la funzione dell’attivita’ di volontariato come espressione di partecipazione, solidarieta’ e pluralismo, ne promuove lo sviluppo salvaguardandone l’autonomia e ne favorisce l’apporto originale per il conseguimento delle finalita’ di carattere sociale, civile e culturale individuate dallo Stato, dalle regioni, dalle province autonome di Trento e di Bolzano e dagli enti locali.

2. La presente legge stabilisce i principi cui le regioni e le province autonome devono attenersi nel disciplinare i rapporti fra le istituzioni pubbliche e le organizzazioni di volontariato nonche’ i criteri cui debbono uniformarsi le amministrazioni statali e gli enti locali nei medesimi rapporti.

Art. 2.

Attivita’ di volontariato

1. Ai fini della presente legge per attivita’ di volontariato deve intendersi quella prestata in modo personale, spontaneo e gratuito, tramite l’organizzazione di cui il volontario fa parte, senza fini di lucro anche indiretto ed esclusivamente per fini di solidarieta’.

2. L’attivita’ del volontario non puo’ essere retribuita in alcun modo nemmeno dal beneficiario. Al volontario possono essere soltanto rimborsate dall’organizzazione di appartenenza le spese effettivamente sostenute per l’attivita’ prestata, entro limiti preventivamente stabiliti dalle organizzazioni stesse.

3. La qualita’ di volontario e’ incompatibile con qualsiasi forma di rapporto di lavoro subordinato o autonomo e con ogni altro rapporto di contenuto patrimoniale con l’organizzazione di cui fa parte.

Art. 3.

Organizzazioni di volontariato

1. E’ considerato organizzazione di volontariato ogni organismo liberamente costituito al fine di svolgere l’attivita’ di cui all’articolo 2, che si avvalga in modo determinante e prevalente delle prestazioni personali, volontarie e gratuite dei propri aderenti.

2. Le organizzazioni di volontariato possono assumere la forma giuridica che ritengono piu’ adeguata al perseguimento dei loro fini, salvo il limite di compatibilita’ con lo scopo solidaristico.

3. Negli accordi degli aderenti, nell’atto costitutivo o nello statuto, oltre a quanto disposto dal codice civile per le diverse forme giuridiche che l’organizzazione assume, devono essere espressamente previsti l’assenza di fini di lucro, la democraticita’ della struttura, l’elettivita’ e la gratuita’ delle cariche associa- tive nonche’ la gratuita’ delle prestazioni fornite dagli aderenti, i criteri di ammissione e di esclusione di questi ultimi, i loro obblighi e diritti. Devono essere altresi’ stabiliti l’obbligo di formazione del bilancio, dal quale devono risultare i beni, i contributi o i lasciti ricevuti, nonche’ le modalita’ di approvazione dello stesso da parte dell’assemblea degli aderenti.

4. Le organizzazioni di volontariato possono assumere lavoratori dipendenti o avvalersi di prestazioni di lavoro autonomo esclusivamente nei limiti necessari al loro regolare funzionamento oppure occorrenti a qualificare o specializzare l’attivita’ da esse svolta.

5. Le organizzazioni svolgono le attivita’ di volontariato mediante strutture proprie o, nelle forme e nei modi previsti dalla legge, nell’ambito di strutture pubbliche o con queste convenzionate.

Art. 4.

Assicurazione degli aderenti ad organizzazioni di volontariato

1. Le organizzazioni di volontariato debbono assicurare i propri aderenti, che prestano attivita’ di volontariato, contro gli infortuni e le malattie connessi allo svolgimento dell’attivita’ stessa, nonche’ per la responsabilita’ civile verso i terzi.

2. Con decreto del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, da emanarsi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono individuati meccanismi assicurativi semplificati, con polizze anche numeriche o collettive, e sono disciplinati i relativi controlli.

Art. 5.

Risorse economiche

1. Le organizzazioni di volontariato traggono le risorse economiche per il loro funzionamento e per lo svolgimento della propria attivita’ da:

a) contributi degli aderenti;

b) contributi di privati;

c) contributi dello Stato, di enti o di istituzioni pubbliche finalizzati esclusivamente al sostegno di specifiche e documentate attivita’ o progetti;

d) contributi di organismi internazionali;

e) donazioni e lasciti testamentari;

f) rimborsi derivanti da convenzioni;

g) entrate derivanti da attivita’ commerciali e produttive marginali.

2. Le organizzazioni di volontariato, prive di personalita’ giuridica, iscritte nei registri di cui all’articolo 6, possono acquistare beni mobili registrati e beni immobili occorrenti per lo svolgimento della propria attivita’. Possono inoltre, in deroga agli articoli 600 e 786 del codice civile, accettare donazioni e, con beneficio d’inventario, lasciti testamentari, destinando i beni ricevuti e le loro rendite esclusivamente al conseguimento delle finalita’ previste dagli accordi, dall’atto costitutivo e dallo statuto.

3. I beni di cui al comma 2 sono intestati alle organizzazioni. Ai fini della trascrizione dei relativi acquisti si applicano gli articoli 2659 e 2660 del codice civile.

4. In caso di scioglimento, cessazione ovvero estinzione delle organizzazioni di volontariato, ed indipendentemente dalla loro forma giuridica, i beni che residuano dopo l’esaurimento della liquidazione sono devoluti ad altre organizzazioni di volontariato operanti in identico o analogo settore, secondo le indicazioni contenute nello statuto o negli accordi degli aderenti, o, in mancanza, secondo le disposizioni del codice civile.

Art. 6.

Registri delle organizzazioni di volontariato istituiti dalle regioni e dalle province autonome

1. Le regioni e le province autonome disciplinano l’istituzione e la tenuta dei registri generali delle organizzazioni di volontariato.

2. L’iscrizione ai registri e’ condizione necessaria per accedere ai contributi pubblici nonche’ per stipulare le convenzioni e per beneficiare delle agevolazioni fiscali, secondo le disposizioni di cui, rispettivamente, agli articoli 7 e 8.

3. Hanno diritto ad essere iscritte nei registri le organizzazioni di volontariato che abbiano i requisiti di cui all’articolo 3 e che alleghino alla richiesta copia dell’atto costitutivo e dello statuto o degli accordi degli aderenti.

4. Le regioni e le province autonome determinano i criteri per la revisione periodica dei registri, al fine di verificare il permanere dei requisiti e l’effettivo svolgimento dell’attivita’ di volontariato da parte delle organizzazioni iscritte. Le regioni e le province autonome dispongono la cancellazione dal registro con provvedimento motivato.

5. comma abrogato dal D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104.

6. Le regioni e le province autonome inviano ogni anno copia aggiornata dei registri all’Osservatorio nazionale per il volontariato, previsto dall’articolo 12.

7. Le organizzazioni iscritte nei registri sono tenute alla conservazione della documentazione relativa alle entrate di cui all’articolo 5, comma 1, con l’indicazione nominativa dei soggetti eroganti.

Art. 7.

Convenzioni

1. Lo Stato, le regioni, le province autonome, gli enti locali e gli altri enti pubblici possono stipulare convenzioni con le organizzazioni di volontariato iscritte da almeno sei mesi nei registri di cui all’articolo 6 e che dimostrino attitudine e capacita’ operativa.

2. Le convenzioni devono contenere disposizioni dirette a garantire l’esistenza delle condizioni necessarie a svolgere con continuita’ le attivita’ oggetto della convenzione, nonche’ il rispetto dei diritti e della dignita’ degli utenti. Devono inoltre prevedere forme di verifica delle prestazioni e di controllo della loro qualita’ nonche’ le modalita’ di rimborso delle spese.

3. La copertura assicurativa di cui all’articolo 4 e’ elemento essenziale della convenzione e gli oneri relativi sono a carico dell’ente con il quale viene stipulata la convenzione medesima.

Art. 8.

Agevolazioni fiscali

1. Gli atti costitutivi delle organizzazioni di volontariato di cui all’articolo 3, costituite esclusivamente per fini di solidarieta’, e quelli connessi allo svolgimento delle loro attivita’ sono esenti dall’imposta di bollo e dall’imposta di registro.

2. Le operazioni effettuate dalle organizzazioni di volontariato di cui all’articolo 3, costituite esclusivamente per fini di solidarieta’, non si considerano cessioni di beni ne’ prestazioni di servizi ai fini dell’imposta sul valore aggiunto; le donazioni e le attribuzioni di eredita’ o di legato sono esenti da ogni imposta a carico delle organizzazioni che perseguono esclusivamente i fini suindicati.

3. All’articolo 17 della legge 29 dicembre 1990, n. 408, come modificato dall’articolo 1 della legge 25 marzo 1991, n. 102, dopo il comma 1-bis e’ aggiunto il seguente:

“1-ter. Con i decreti legislativi di cui al comma 1, e secondo i medesimi principi e criteri direttivi, saranno introdotte misure volte a favorire le erogazioni liberali in denaro a favore delle organizzazioni di volontariato costituite esclusivamente ai fini di solidarieta’, purche’ le attivita’ siano destinate a finalita’ di volontariato, riconosciute idonee in base alla normativa vigente in materia e che risultano iscritte senza interruzione da almeno due anni negli appositi registri. A tal fine, in deroga alla disposizione di cui alla lettera a) del comma 1, dovra’ essere prevista la deducibilita’ delle predette erogazioni, ai sensi degli articoli 10, 65 e 110 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni e integrazioni, per un ammontare non superiore a lire 2 milioni ovvero, ai fini del reddito di impresa, nella misura del 50 per cento della somma erogata entro il limite del 2 per cento degli utili dichiarati e fino ad un massimo di lire 100 milioni”.

4. I proventi derivanti da attivita’ commerciali e produttive marginali non costituiscono redditi imponibili ai fini dell’imposta sul reddito delle persone giuridiche (IRPEG) e dell’imposta locale sui redditi (ILOR), qualora sia documentato il loro totale impiego per i fini istituzionali dell’organizzazione di volontariato. I criteri relativi al concetto di marginalita’ di cui al periodo precedente, sono fissati dal Ministro delle finanze con proprio decreto, di concerto con il Ministro degli affari sociali.

Art. 9.

Valutazione dell’imponibile

1. Alle organizzazioni di volontariato iscritte nei registri di cui all’articolo 6 si applicano le disposizioni di cui all’articolo 20, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 598, come sostituito dall’articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 1982, n. 954.

Art. 10.

Norme regionali e delle province autonome

1. Le leggi regionali e provinciali devono salvaguardare l’autonomia di organizzazione e di iniziativa del volontariato e favorirne lo sviluppo.

2. In particolare, disciplinano:

a) le modalita’ cui dovranno attenersi le organizzazioni per lo svolgimento delle prestazioni che formano oggetto dell’attivita’ di volontariato, all’interno delle strutture pubbliche e di strutture convenzionate con le regioni e le province autonome;

b) le forme di partecipazione consultiva delle organizzazioni iscritte nei registri di cui all’articolo 6 alla programmazione degli interventi nei settori in cui esse operano;

c) i requisiti ed i criteri che danno titolo di priorita’ nella scelta delle organizzazioni per la stipulazione delle convenzioni, anche in relazione ai diversi settori di intervento;

d) gli organi e le forme di controllo, secondo quanto previsto dall’articolo 6;

e) le condizioni e le forme di finanziamento e di sostegno delle attivita’ di volontariato;

f) la partecipazione dei volontari aderenti alle organizzazioni iscritte nei registri di cui all’articolo 6 ai corsi di formazione, qualificazione e aggiornamento professionale svolti o promossi dalle regioni, dalle province autonome e dagli enti locali nei settori di diretto intervento delle organizzazioni stesse.

Art. 11.

Diritto all’informazione ed accesso ai documenti amministrativi

1. Alle organizzazioni di volontariato, iscritte nei registri di cui all’articolo 6, si applicano le disposizioni di cui al capo V della legge 7 agosto 1990, n. 241.

2. Ai fini di cui al comma 1 sono considerate situazioni giuridicamente rilevanti quelle attinenti al perseguimento degli scopi statutari delle organizzazioni.

Art. 12.

Osservatorio nazionale per il volontariato

1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per gli affari sociali, e’ istituito l’Osservatorio nazionale per il volontariato, presieduto dal Ministro per gli affari sociali o da un suo delegato e composto da dieci rappresentanti delle organizzazioni e delle federazioni di volontariato operanti in almeno sei regioni, da due esperti e da tre rappresentanti delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative. L’Osservatorio, che si avvale del personale, dei mezzi e dei servizi messi a disposizione dal Segretariato generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha i seguenti compiti:

a) provvedere al censimento delle organizzazioni di volontariato ed alla diffusione della conoscenza delle attivita’ da esse svolte;

b) promuovere ricerche e studi in Italia e all’estero;

c) fornire ogni utile elemento per la promozione e lo sviluppo del volontariato;

d) approvare progetti sperimentali elaborati, anche in collaborazione con gli enti locali, da organizzazioni di volontariato iscritte nei registri di cui all’articolo 6 per far fronte ad emergenze sociali e per favorire l’applicazione di metodologie di intervento particolarmente avanzate;

e) offrire sostegno e consulenza per progetti di informatizzazione e di banche-dati nei settori di competenza della presente legge;

f) pubblicare un rapporto biennale sull’andamento del fenomeno e sullo stato di attuazione delle normative nazionali e regionali;

g) sostenere, anche con la collaborazione delle regioni, iniziative di formazione ed aggiornamento per la prestazione dei servizi;

h) pubblicare un bollettino periodico di informazione e promuovere altre iniziative finalizzate alla circolazione delle notizie attinenti l’attivita’ di volontariato;

i) promuovere, con cadenza triennale, una Conferenza nazionale del volontariato, alla quale partecipano tutti i soggetti istituzionali, i gruppi e gli operatori interessati.

2. E’ istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per gli affari sociali, il Fondo per il volontariato, finalizzato a sostenere finanziariamente i progetti di cui alla lettera d) del comma 1.

Art. 13.

Limiti di applicabilita’

1. E’ fatta salva la normativa vigente per le attivita’ di volontariato non contemplate nella presente legge, con particolare riferimento alle attivita’ di cooperazione internazionale allo sviluppo, di protezione civile e a quelle connesse con il servizio civile sostitutivo di cui alla legge 15 dicembre 1972, n. 772.

Art. 14.

Autorizzazione di spesa e copertura finanziaria

1. Per il funzionamento dell’Osservatorio nazionale per il volontariato, per la dotazione del Fondo di cui al comma 2 dell’articolo 12 e per l’organizzazione della Conferenza nazionale del volontariato di cui al comma 1, lettera i), dello stesso articolo 12, e’ autorizzata una spesa di due miliardi di lire per ciascuno degli anni 1991, 1992 e 1993.

2. All’onere di cui al comma 1 si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1991-1993, al capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l’anno finanziario 1991, all’uopo utilizzando parzialmente l’accantonamento: “Legge-quadro sulle organizzazioni di volontariato”.

3. Le minori entrate derivanti dall’applicazione dei commi 1 e 2 dell’articolo 8 sono valutate complessivamente in lire 1 miliardo per ciascuno degli anni 1991, 1992 e 1993. Al relativo onere si fa fronte mediante utilizzazione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1991-1993, al capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l’anno finanziario 1991, all’uopo utilizzando parzialmente l’accantonamento: “Legge-quadro sulle organizzazioni di volontariato”.

Art. 15.

Fondi speciali presso le regioni

1. Gli enti di cui all’articolo 12, comma 1, del decreto legislativo 20 novembre 1990, n. 356, devono prevedere nei propri statuti che una quota non inferiore ad un quindicesimo dei propri proventi, al netto delle spese di funzionamento e dell’accantonamento di cui alla lettera d) del comma 1 dello stesso articolo 12, venga destinata alla costituzione di fondi speciali presso le regioni al fine di istituire, per il tramite degli enti locali, centri di servizio a disposizione delle organizzazioni di volontariato, e da queste gestiti, con la funzione di sostenerne e qualificarne l’attivita’.

2. Le casse di risparmio, fino a quando non abbiano proceduto alle operazioni di ristrutturazione di cui all’articolo 1 del citato decreto legislativo n. 356 del 1990, devono destinare alle medesime finalita’ di cui al comma 1 del presente articolo una quota pari ad un decimo delle somme destinate ad opere di beneficenza e di pubblica utilita’ ai sensi dell’articolo 35, terzo comma, del regio decreto 25 aprile 1929, n. 967, e successive modificazioni.

3. Le modalita’ di attuazione delle norme di cui ai commi 1 e 2, saranno stabilite con decreto del Ministro del tesoro, di concerto con il Ministro per gli affari sociali, entro tre mesi dalla data di pubblicazione della presente legge nella Gazzetta Ufficiale.

Art. 16.

Norme transitorie e finali

1. Fatte salve le competenze delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano, le regioni provvedono ad emanare o adeguare le norme per l’attuazione dei princi’pi contenuti nella presente legge entro un anno dalla data della sua entrata in vigore.

Art. 17.

Flessibilita’ nell’orario di lavoro

1. I lavoratori che facciano parte di organizzazioni iscritte nei registri di cui all’articolo 6, per poter espletare attivita’ di volontariato, hanno diritto di usufruire delle forme di flessibilita’ di orario di lavoro o delle turnazioni previste dai contratti o dagli accordi collettivi, compatibilmente con l’organizzazione aziendale.

2. All’articolo 3 della legge 29 marzo 1983, n. 93, e’ aggiunto, in fine, il seguente comma:

“Gli accordi sindacali disciplinano i criteri per consentire ai lavoratori, che prestino nell’ambito del comune di abituale dimora la loro opera volontaria e gratuita in favore di organizzazioni di volontariato riconosciute idonee dalla normativa in materia, di usufruire di particolari forme di flessibilita’ degli orari di lavoro o di turnazioni, compatibilmente con l’organizzazione dell’amministrazione di appartenenza”.

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6 risposte a “D.L. n° 266/1991 – La disciplina delle Associazioni di Volontariato ODV”

  1. Rispondi
    giacomo

    Salve a breve diventeremo onlus e passati i sei mesi potremo stipulare convenzioni.
    la domanda è: un protocollo d'intesa deve intendersi come convenzione e quindi aspettare o posso stipularlo senza problemi.
    grazie

    • Rispondi
      TeamArtist

      Dipende. E' previsto un contributo pubblico?


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  2. Rispondi
    Gaetano

    Quando si stimolare una assicurazione ai volontari bisogna avere il registro del volontario
    1) È oblicatorio? 
    2) È la stessa cosa con il libro dei soci?
    3) Deve essere vidimato dal notaio?
    Grazie

    • Rispondi
      TeamArtist

      1,2,3 no


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  3. Rispondi
    andrea

    Salve ,sono Andrea da Padova presidente di un'Associazione di Volontariato ODV di vigilanza ambientale appena costituita.Dopo tutto l'iter di documenti presentati al CSV di Padova,registrato Atto cost.e Statuto all'Agenzia delle Entrate,pagato f24 di 2oo,oo€ come mi dice l'operatore dell'Ag.d.Entrate,presentato ed inviato il mod.Eas telematicamente con il CSV,ed inviate tutte le documentazioni alla regione sempre con CSV, mi trovo anzi ci troviamo io ed i soci dell'ass.ne a porci delle domande.Abbiamo provato a registrare il Marchio associativo che costa piu di 100,00€ circa alla Camera di Commercio ma per non pagare le tasse ci chiedono di essere iscritti al Reg.Regionale.Ma se il Csv ci ha detto che dobbiamo aspettare 6 mesi per il registro Regionale Veneto,come possiamo fare?si puo avere un nulla osta, un’autorizzazione temporanea dalla Regione per avere le esenzioni??
    Lo stesso per poter eseguire i corsi per i nostri soci da guardia ittica-ambientale con la polizia prov.le ci chiedono Registro Regionale,i Comuni per iscriverci all’albo associazioni,la Prefettura per registrare l’uniforme lo stesso prassi ,ma come possiamo eseguire servizi con i soci se non abbiamo le autorizzazioni dalla regione ,di cui ci hanno detto il csv dobbiamo aspettare ben 6 mesi non pochi,cioè nel frattempo cosa facciamo aspettiamo a braccia incrociate.Per noi l’uniforme ,i corsi da guardie decretate sono Indispensabili per svolgere servizi,stipulare convenzioni con Comuni per attività di vigilanza Ambientale.
    Datemi un aiutino Grazie se ce un modo veloce per risovere il problema.
    Grazie
    Distinti saluti

    • Rispondi
      TeamArtist

      Purtroppo queste questioni sono di competenza della singola regione, e può essere possibile che vi abbiano risposto così


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