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02 dicembre 2015

Le newsletter, un strumento per il futuro che arriva da un lontano passato

Le newsletter, un strumento per il futuro che arriva da un lontano passato

Le newsletter esistono da secoli, ma negli ultimi anni se n’erano perse le tracce. Ora, complice la sovrabbondanza di informazioni, se ne fa di nuovo ampio uso.

Già, perché se scrivi qualcosa su un social network è probabile che si perda come lacrime nella pioggia, se invece mandi una mail a chi ti ha chiesto di scrivergli allora è più probabile che il messaggio raggiunga il destinatario. Saranno pure un modo di comunicare un po’ antico, ma sono di sicuro meno dispersive e più efficace dei social. “Il vero anti Facebook è la cara vecchia mail“.

E dire che non troppo tempo fa le mail sembravano morte. Che cosa è successo nel frattempo? Tre cose: le mail funzionano di nuovo e non sono più invase dallo spam, sono morti i feed RSS, ci siamo resi conto che le newsletter sono finite. Non nel senso che non hanno un futuro, ma nel senso che non sono senza fine, come è invece infinito e ormai ingestibile il flusso di informazione dei social.

La newsletter ha un formato compiuto, si apre quando vogliamo e si chiude quando vogliamo. Le newsletter funzionano perché i lettori sono ormai stanchi del flusso senza fine di informazioni di internet e avere qualcosa di finito e riconoscibile nella tua casella di posta può imporre un ordine a questo caos.

È il problema della scoperta in un’epoca di abbondanza, molti di noi non vogliono più contenuti, ma meno. E migliori. Per questo newsletter come The Skimm hanno milioni di abbonati. Si gestiscono facilmente, ci troviamo quattro o cinque titoli ogni mattina, e nel caso qualcuno voglia approfondire ci sono i link. Sono personali, gli autori spesso usano un tono da chiacchierata tra amici. Danno un’idea di intimità. “A nessuno importa più il traffico online“, quello che conta è l’influenza.

Un buon metodo per essere influente è proprio guidare il pubblico attraverso il caos di troppi contenuti. E oggi sembra che non ci sia modo migliore di farlo che mandare una mail che sarà effettivamente letta da qualcuno.

Non è la prima volta nella storia. Il fenomeno era nato in seguito alla grande diffusione di documenti a stampa e alla conseguente ondata di nuova informazione disponibile su media mai visti prima. Il pubblico incominciava ad avvertire l’esigenza di capirci qualcosa in tutto quel caos di notizie e si rivolgeva alle care vecchie lettere scritte a mano.

Neanche un secolo dopo abbiamo già il primo ritorno delle newsletter. Il mittente era il barone Friedrich Melchior von Grimm e scriveva in pieno Illuminismo, i suoi amici erano Diderot e Rousseau; brevi aggiornamenti sull’attualità culturale, estratti da articoli altrui, curiosità per un pubblico colto, gossip. Gli iscritti non erano molti, ma di sicuro erano influencer: la zarina Caterina la Grande, l’imperatore Federico II di Prussia e altri membri dell’elite europea. L’esperimento ebbe successo e durò 36 anni.

Anche le copie delle Correspondance non erano stampate, ma ricopiate a mano da uno staff di stagisti amanuensi. Del resto carta e penna contribuiscono a dare un’idea di finitezza e intimità di cui ancora oggi i lettori hanno bisogno. Potrebbe essere uno spunto utile per nuovi device adeguati alle nuove vecchie esigenze.

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4 risposte a “Le newsletter, un strumento per il futuro che arriva da un lontano passato”

  1. Rispondi
    Rosanna Vittoria Carpo

    Un Circolo può RIFATTURARE al proprio gestore (Contratto ci Somministrazione Alimenti e Bevande) quota parte delle utenze intestate al Circolo?

    • Rispondi
      TeamArtist

      Avete partita IVA?


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  2. Rispondi
    Beatrice

    Buongiorno. Come Vicepresidente di una A.S.D. ho effettuato un corso per l'uso del defibrillatore. Mi hanno rilasciato attestato e tesserino,
    1. MA QUALORA DOVESSI EFFETTUARE UN MASSAGGIO CARDIACO E SFORTUNATAMENTE PROVOCARE UN DANNO INVOLONTARIO AL PAZIENTE (ES FRATTURA DI UNA COSTOLA) esiste un ENTE DI PROMOZIONE che ha pensato ad una TUTELA legale e/o assicurativa nei confronti della persona responsabile, in Associazione dell'uso del defibrillatore?
    Visto che la recente normativa CI OBBLIGA a cautelare i nostri associati fornendogli il servizio di defibrillatore in Sede e personale preparato all'uso,
    2- CHI CAUTELA NOI OPERATORI, NEL MOMENTO IN CUI METTIAMO LE MANI SU UNA PERSONA IN ARRESTO CARDIACO?

    • Rispondi
      TeamArtist

      1. Non mi risulta
      2. Verifichi se l'attuale copertura assicurativi del suo ente coprirebbe tale casistica. Tenga conto che se non soccorresse qualcuno ne risponderebbe penalmente.


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