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13 novembre 2015

Associazioni sportive e conflitto d’interessi: nuovo capitolo della furbizia italiana?

Associazioni sportive e conflitto d’interessi: nuovo capitolo della furbizia italiana?

Il caso nasce da un bando specifico dell’Istituto Comprensivo di Samarate, dove le assegnazioni finali ad associazioni sportive vengono accolte con “grande sconcerto” dalla lista civica all’opposizione.

Perché? «Troviamo, per la prima volta quest’anno, tra gli assegnatari due associazioni: lo Sporting Club Samarate e l’Associazione New Fit Samarate. Andando a cercare qualcosa in più, vediamo che lo Sporting Club Samarate ha sede nell’abitazione dell’assessore all’Istruzione, con la sua mail personale peraltro. L’Associazione New Fit che effettuerà lezioni di sport “Zumba” ai ragazzi, ha tra i suoi insegnanti il membro della commissione sport della lista dello stesso assessore».

Questo il sospetto denunciato dalla lista civica d’opposizione, adombrando quindi un possibile conflitto d’interessi sulla vicenda, visto che coinvolge anche associazioni con referenti nel livello politico e amministrativo della cittadina. «Strane coincidenze, non è vero? Abbiamo richiesto tutti i documenti del bando per verificarne la correttezza, ma crediamo che al di là di questo vi sia una questione morale che non si può lasciare correre». Non tanto l’ipotetico conflitto d’interessi in sé, quanto il “vantaggio competitivo” che singole associazioni sportive ottengono rispetto ad altre: «Queste Associazioni entreranno nella scuola con la possibilità di fare pubblicità gratuitamente alle loro attività, ricavando così un indiscutibile vantaggio. Una sorta di promozione gratuita, come quella che tante società effettuano offrendo le prime ore dei corsi senza farsi pagare alcunché. Solo che in questo caso avviene a scuola».

Non è il primo caso dove un presidente di un’associazione abusa della propria posizione per ottenere vantaggi per se stesso o per la propria organizzazione.

Spesso è capitato di vedere chi ricoprisse il ruolo di presidente solo per potersi poi elargire un ricco stipendio facendo della propria organizzazione il principale strumento per il proprio sostentamento economico.

Ora sembrerebbe di assistere ad un nuovo e più elaborato capitolo dello sfruttamento perverso dell’ente associativo; non solo se ne sfrutta la favorevole disciplina fiscale ma anzi, si cerca di denaturarne la natura no-profit favorendone la collocazione in ambiti economicamente floridi e disponibili per l’associazione stessa.

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4 risposte a “Associazioni sportive e conflitto d’interessi: nuovo capitolo della furbizia italiana?”

  1. Rispondi
    Giacomo

    Buongiorno. Ho bisogno cortesemente di una conferma da parte vostra. Siamo una ASD, e per ogni nuovo socio abbiamo sempre fatto compilare modulo associativo e ad ogni quota, associativa o di partecipazione al corso sportivo, abbiamo sempre consegnato una ricevuta non fiscale. Annualmente, al genitore che lo chiede, abbiamo invece consegnato ricevuta fiscale con marca da bollo da 2 euro, relativa alla stagione precedente. Non abbiamo mai avuto problemi, tutto gestito in serenità.

    Questa stagione, un avvocato iscrive suo figlio ai corsi, e pretende da noi, mensilmente, ricevuta FISCALE. Ci sta creando numerosi problemi, soprattutto di fiducia nei confronti degli altri soci, in quanto la polemica gestita in segreteria viene fatta in presenza di altri genitori, che "trascinati" dal suo essere un legale, quindi "io conosco perfettamente la legge", stanno cominciando a chiederci se possibile di averle anche loro mensilmente, così da risparmiare la marca da bollo da 2 euro per la ricevuta fiscale annuale, in quanto il mensile e' inferiore a 77.47 euro.

    1. Abbiamo sempre sbagliato noi o la pretesa di questo legale è invece corretta?

    • Rispondi
      TeamArtist

      1. Il Decreto Ministeriale 21 dicembre 1992, n. 6016, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 300 del giorno successivo ed intitolato “Esonero dall’obbligo di rilascio della ricevuta e dello scontrino fiscale per determinate categorie di contribuenti” ha stabilito che le Associazioni non siano tenute ad emettere scontrino o ricevuta fiscale in caso di cessione di beni o prestazione di servizi. Tale Decreto, all’articolo 1, punto 15, ha infatti stabilito che “Non sono soggette all’obbligo di documentazione disposto dall’art. 12, comma 1, della legge 30 dicembre 1991, n. 413, le categorie di contribuenti e le operazioni sotto elencate: (...) operazioni poste in essere dalle Associazioni Sportive Dilettantistiche che si avvalgono della disciplina di cui alla legge 16 dicembre 1991, n. 398, nonché dalle associazioni senza fini di lucro e dalle associazioni Pro - Loco, contemplate dall’art. 9 - bis della legge 6 febbraio 1992, n. 66”.


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  2. Rispondi
    Giuseppe

    Buongiorno se possibile vorrei porvi una domanda considerando che trovo disaccordo tra quanto sostiene commercialista e quanto detto nei corsi di fisco e associazioni... Tutti i soci paghiamo la quota di associazione di euro 10. Quindi pagano mensilmente la quota di euro 30 per fruire dei corsi.
    1. Come configurare questa quota?
    2. E la tessera sociale numerata è quella della società o quella dell'ente di promozione?

    • Rispondi
      TeamArtist

      1. Se l'associazione è gestita correttamente secondo le norme del no profit, come una entrata decommercializzata parificata a quelle istituzionali.
      2. Dipende da come è redatto lo Statuto e dalle regole dell'Ente.


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