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17 febbraio 2015

La Corte dei Conti contro le Federazioni Sportive: “Devono entrare nell’Istat”

La Corte dei Conti contro le Federazioni Sportive: “Devono entrare nell’Istat”

La procura generale presso la Corte dei Conti ha stabilito che le Federazioni Sportive Nazionali devono essere considerate amministrazioni pubbliche e come tali devono essere inserite negli elenchi Istat; quindi ancheper loro devono valere le stesse ragioni di spending review (austerity interna) applicate a tutta la pubblica amministrazione sin dal 2012
di CORRADO ZUNINO

estratto da Repubblica.it

ROMA – La questione è importante e definirà il futuro economico (e, a ricasco, sportivo) delle 45 federazioni italiane a cui la legge Melandri nel 2009 regalò l’abito di “associazioni con personalità giuridica di diritto privato“. A partire dal 2006 l’Istat ha inserito le federazioni sportive, che rispondono tutte al CONI Comitato olimpico nazionale, negli elenchi delle amministrazioni pubbliche.

Se la tesi dell’accusa sarà fatta propria dalle prossime sentenze, le federazioni dovranno stravolgere la loro organizzazione interna e iniziare a produrre fatture elettroniche, dovranno cambiare i criteri di contabilità, riordinare la disciplina interna su pubblicità e obbligo di trasparenza, partecipare alla piattaforma di certificazione dei crediti. Soprattutto, dovranno fare propri i limiti di spesa per trasferte, convegni, mostre, sponsorizzazioni, noleggi d’auto e costi d’albergo. “Con le nuove regole non potremo più prendere un taxi”, assicura un presidente di federazione. Nelle carte della procura, tuttavia, si trovano diversi esempi di sprechi e costi fuori controllo.

Secondo la procura della Corte dei conti, la prova regina che consente di definire “pubbliche” le federazioni è data dal cosiddetto test market, ovvero la verifica della quota di contributi pubblici sul fatturato totale. Tutte le federazioni sportive hanno una percentuale preponderante di finanziamenti di Stato e di enti locali rispetto agli introiti interni. Per esempio, la Federmoto indica in 11 milioni i “proventi autofinanziati” e sono: “Affiliazione e tesseramento” (5,8 milioni), “licenze” (2,6 milioni), “tasse” (2,4 milioni in totale). Per la procura questi undici milioni sono “chiaramente di origine pubblicistica” e concorrono con i 4,1 milioni di contribuzione diretta del Coni a formare il 75% delle entrate Fim. Discorso analogo per la Federazione cronometristi dove dei 2,4 milioni di valore della produzione annuale solo 10.785 euro sono ricavi da pubblicità e sponsorizzazioni, un’inezia.

Per ora, grazie a una proroga di governo, le federazioni sportive italiane non sono state inserite nell’elenco Istat: tutto è rimandato al gennaio 2016, dopo le Olimpiadi di Rio. Le sentenze delle prossime settimane, però, faranno giurisprudenza e oggi l’accusa della Corte dei conti chiede che le federazioni siano “legittimamente incluse” nell’elenco Istat 2014. Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, sostiene preoccupato: “Con questo inserimento il nostro mondo sarebbe messo in seria difficoltà operativa”.

(…) vai al link originale

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2 risposte a “La Corte dei Conti contro le Federazioni Sportive: “Devono entrare nell’Istat””

  1. Rispondi
    Emiliano

    Salve ho un dubbio di natura fiscale:
    Vorrei sapere se gli istruttori che percepiscono un compenso dalla ASD per le loro prestazioni (la lettera di incarico l'hanno già firmata sul vostro modello) devono emettere ricevuta fiscale per tali compensi (vostro fac-simile"ricevuta-compenso ....") ogni qual volta ricevono un compenso (noi paghiamo tali compensi mensilmente), ad esempio mensilmente oppure una sola annuale. Grazie

    • Rispondi
      TeamArtist

      Ogni volta che prendono fisicamente i soldi: quindi mensilmente.


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