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29 gennaio 2014

La lettera dell’allenatore alla mamma di un bimbo “scarso”

La lettera dell’allenatore alla mamma di un bimbo “scarso”

Una lettera ed una Storia che andrebbe fatta leggere a tutti i genitori dei vostri atleti. Ma anche a tutti i vostri allenatori.

La madre ritira il figlio dagli allenamenti perché lo ritiene poco adatto, il mister le scrive pubblicamente: “Lo sport è condivisione e crescita, non solo competizione”.

È scarso“. Con questa motivazione una madre ha deciso di interrompere l’attività del figlio, allievo di una squadra umbra. La decisione non è passata inosservata: l’allenatore del team, Andrea Checcarelli, ha scritto una lettera aperta alla donna con parole molto toccanti. Il senso è questo: nell’attività sportiva non è importante solo vincere ma anche migliorare come persone prima che come atleti nonché interagire all’interno della squadra sviluppando positive qualità umane.

La lettera aperta inizia così: «Per me che ho allenato un anno suo figlio – scrive il mister rivolgendosi alla mamma delusa – sapere che è sua intenzione quella di interrompere l’attività, è un piccolo-grande fallimento da allenatore. Un fallimento non solo come tecnico, ma anche come persona, indipendentemente da quelle che sono le problematiche singole del bambino, della famiglia. Non essere riuscito a coinvolgerlo a pieno, a stimolarlo, ad integrarlo al meglio all’interno della squadra, a fargli migliorare quei limiti quel tanto che sarebbe bastato, a farlo considerare ‘più bravo’ da se stesso, ma anche da sua madre. Volevo comunque dirle che suo figlio non sarà stato il migliore fisicamente, tecnicamente, tatticamente… ma eccelleva, era il più bravo, per la sua attenzione, per l’applicazione delle direttive dategli. Per il rispetto che ha sempre dimostrato nei miei confronti, durante gli allenamenti ed alle partite. In questo era il migliore. È sicuramente il migliore, basta farlo continuare a giocare, se è quello che lui vuole. Con tutte queste qualità umane, si può migliorare tantissimo, lavorando per colmare i suoi limiti. Glielo dice uno che, una volta, non aveva spazio in questa stessa squadra: nella squadra dei suoi amici e coetanei”.

Il discorso si sposta poi sulla voglia di partecipare all’evento sportivo, di condividere una emozione che va ben oltre la prestazione in campo e la gara: “Le qualità di suo figlio, sia nella vita settimanale del gruppo, che nella domenica di gara, sono molto importanti per la squadra. Anche per raggiungere quei risultati che, ogni tanto, fanno bene al gruppo stesso. Perché suo figlio, sopratutto grazie a voi genitori è un bambino che è contento di giocare anche solo 5 minuti. Si impegna, col sorriso. Fa un po’ da contraltare rispetto a chi, dotato tecnicamente, gode della fiducia del mister, a volte, non meritandosela. E gioca magari controvoglia. Non so se c’era quando fece goal; io mi ricordo bene. È stato molto bello, vederlo esultare. Una scena quasi da film… chi l’avrebbe mai detto? Forse neanch’io, di certo, però il calcio è anche questo. Se ha avuto quella piccola gioia, se l’è sudata tutta, suo figlio. Per questo è più bella! Non lo privi di quei 5 minuti se per lui sono importanti”.

 

Alla squadra – conclude la lettera dell’allenatore che si rivolge alla mamma – mancherebbe anche un genitore come te. In un contesto dove tutti gli animi sono esagitati, c’è maleducazione, esasperazione, persone che credono di essere mamma e papà di Grandi Campioni, la sua voce fuori dal coro ed il suo profilo basso, sono un esempio per gli altri genitori. Ma forse è un po’ troppo fuori dal coro. Talmente tanto che finisce per uniformarsi al coro stesso, se lascia perché suo figlio “è scarso” diventa come quelli che credono di avere il figlio “forte” e sbraitano dagli spalti, peggio dei cani randagi, pretendendo spazio e importanza. E questa fine non se la meriterebbe, non la rappresenterebbe. Nello Sport ci vorrebbero più bambini come suo figlio e più genitori come lei. Pensaci e pensateci, anzi: ripensateci!”.
Liberamente tratto da www.fanpage.it 

 

Damiano Dalerba & Stefano Cabot

Direttori area noprofit di TeamArtist

 

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4 risposte a “La lettera dell’allenatore alla mamma di un bimbo “scarso””

  1. Rispondi
    ASD ATLETICA MORENICA

    Mi sono emozionata tantissimo nel leggere questa lettera.
    Sono fermamente convinta che anche un bambino tecnicamente meno bravo di altri possa dare il suo contributo alla propria squadra, ma sono altrettanto convinta che un bambino meno bravo di altri ma che si applica possa raggiungere risultati superiori rispetto a chi ha "i numeri" ma non si applica; sono convinta che tutti i bambini debbano avere l'opportunità di fare sport è un loro diritto ma è anche un loro diritto non essere campioni! In atletica c'è spazio per tutti bravi e meno bravi, con buoni istruttori, che sappiano coinvolgere i bambini, che sappiano farli divertire e farli sentire tutti importanti per il gruppo, tutti vanno avanti. Gli allenatori hanno prima di tutto il compito di essere anche buoni educatori. L'allenatore che ha scritto questa lettera merita il premio OSCAR. Grazie per quanto scritto! Una bella lezione di vita per molti!

  2. Rispondi
    Laura Toson

    Con le lacrime agli occhi per la commozione, suscitata dallo scoprire che esistono ancora esseri umani come questo allenatore, che escono dal coro degli sbruffoni e di chi deve solo vincere, non importa il percorso, mi unisco a lui, per dire a questa mamma "non permetta che ancora una volta la sbruffoneria, l'arroganza abbiano il sopravvento. E non trasmetta a suo figlio questo terribile messaggio "sei scarso". Soprattutto non permetta che chi la circonda faccia credere a lei di essere una persona non meritevole.
    Se ha tirato su un figlio capace di godere degli sforzi per superare i suoi limiti, cara Signora, lei è una persona straordinaria: Quindi, aiuti il suo allenatore a diffondere queste qualità. A far tornare la partecipazione, lo sforzo e il percorso i punti salienti dell'educazione di un ragazzo, non il nuero di goal segnati.
    Con tutta la stima per entrambi,
    cordialmente,
    Laura Toson

    • Rispondi
      GERTI

      quello che avete scritto sono esattamente IO. Io amo i miei 3 figli per quello che sono e non quello che voglio.
      Gerti di Gordola / TI